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Grosseto, la risposta di Francesco Mori a Mauro Papa sul caso dell'opera di Zanoni alle Clarisse

francesco mori Francesco Mori

Riportiamo la risposta di Francesco Mori, ex presidente di Fondazione Grosseto Cultura a Mauro Papa, direttore del Polo culturale Le Clarisse.

"No caro Mauro - scrive Francesco Mori -, non sono assolutamente d'accordo con te: tu consideri libertà ciò che in realtà incatena l'uomo e lo rende schiavo! Tu poni l'essenza dell'arte nella distruzione di ogni confine, indipendentemente da ogni vincolo razionale, religioso e morale. Così facendo ti riveli palesemente fautore di un progetto corrosivo e nichilista, di cui l'arte rivoluzionaria (non userò l'astuto termine di contemporanea perché lo ritengo un abile trucco per identificare come degna di narrare l'oggi solo un certo tipo di espressioni formali) è una componente essenziale. Il tuo ruolo militante di uomo di parte è la logica premessa per la piena comprensione della tua concezione del lavoro culturale. Sarebbe stato inconcepibile negli anni cinquanta o agli inizi degli anni sessanta l'esibizione di una fotografia di tal genere in qualsiasi contesto pubblico. Che cosa è accaduto allora nel mondo dell'arte o meglio della critica artistica? In base a quali idee sono stati giustificati simili episodi, ormai all'ordine del giorno (vedi il recente caso della mostra di Carpi e lo spot delle patatine come comunione?)? Andiamo un po' indietro negli anni: mentre nei regimi di oltre cortina, negli anni cinquanta e sessanta, imperava la scuola del realismo sovietico, la quale celebrava sì la rivoluzione comunista, ma con il linguaggio classico dell' accademismo ottocentesco, in Occidente la via alla rivoluzione, non potendo passare mediante la violenza, è stata invece fatta filtrare attraverso lo scardinamento culturale di tutti quelli che vivevano definiti, con termine sprezzante, i baluardi della civiltà borghese e che tu indichi come contesto sociale ed ideologico?conservatore e regressivo. Si è deciso quindi di colpire al cuore l'istituto cardine della società italiana, la famiglia, attraverso la massiccia immissione di contenuti erotizzanti nella stampa, nella televisione, nella musica, nei dibattiti e nelle mostre. Si è inteso così far coincidere la sessualità con l'esercizio genitale ed il mero autoappagamento erotico, di cui il preservativo al pene del ragazzotto ritratto nella foto in questione è il simbolo per eccellenza. Una distorta lettura di Freud ha fatto poi del piacere sessuale l'unico obiettivo della vita, da raggiungersi mediante qualsiasi esperienza e stimolazione. La sessualità non è stata più intesa come l'incontro voluto dalla biologia dei gameti maschili e femminili, in vista della procreazione, e come apice di un rapporto affettivo tra due individui complementari, ma come una scarica di neurotrasmettitori capace di monopolizzare e subordinare a sè tutte le dimensioni dell'essere. In quest'ottica si è proceduto anche alla destrutturazione delle identità del maschile e del femminile, come ben esemplifica il titolo, da te ideato, dell'edizione 2016 della Città visibile: Arti al femminile. Per nascita o per scelta, intendendo così che si può essere donna per nascita ma anche per scelta. Già nel corso di quell'evento (il cui catalogo, tanto per dare il la recava in copertina un motivo decorativo a uteri e vagine stilizzati) i locali di Clarisse arte furono inondati da foto di parti intime femminili, mentre altre aree espositive collegate all'evento ospitarono discutibili sezioni tematiche, come quella dedicata all'all'esaltazione della masturbazione femminile, trionfalmente intesa come emancipazione dalla violenza della penetrazione maschile (già si stavano scaldando i motori per la ripresa della battaglia femminista al patriarcato?) o quella riservata al progetto Parlami di lei racconti di vagine che raccontano altre vagine. Ai miei occhi è sempre stato davvero sorprendente il sincronismo di questa kermesse con la discussione del progetto di legge Cirinnà, ma andiamo avanti. Detto questo, una nota a margine sulla questione Duchamp: ricordi cosa avevi proposto per celebrare il centenario dell'orinatoio-fontana dell''artista francebagnise? Una discutibile mostra allestita in tutti i del centro storico. Io mi opposi con decisione all'idea di gettare circa 20.000 euro letteralmente nel? E' bene ricordare oggi che, dopo le mie dimissioni, mi criticasti pubblicamente a proposito di tale scelta, senza concedermi possibilità di contraddittorio, sulle pagine del catalogo della Città visibile del 2018. Ebbene a tutt'oggi è una delle cose di cui vado più fiero. Per rispondere ad un'altra delle tue provocazioni voglio precisare anche che, durante la mia presidenza, mi accorsi che i bellissimi quadri di Pascucci, Aldi e Vagaggini presenti al polo museale delle Clarisse erano stati relegati in dei gabbiotti di ferro a scomparti scorrevoli, come fossero belve pericolose (situazione ad oggi immutata), mentre nei corridoi campeggiavano in bella vista i pezzi di una delle prime mostre di arte rivoluzionaria tenutesi a Grosseto, opere oscillanti, in gran parte, tra l'insignificante e il dilettantesco. Su mia proposta fu disposto dal Cda l'avvicendamento espositivo delle due collezioni e la Soprintendenza non salvò un bel niente, giacchè nulla sarebbe stato distrutto o portato in altra sede! Questa disposizione fu da te boicottata e mai eseguita. L'arte italiana è stata grande ed universale quando si tendeva a riscoprire le leggi della ragione (la prospettiva lineare ad esempio), della natura (l'anatomia) il messaggio religioso (le cattedrali gotiche, rinascimentali e barocche), la storia (il Rinascimento in architettura è essenzialmente un revival neoclassico). La tua concezione di arte è invece quella di uno strumento di rottura perché proprio nel carattere provocatorio trova la sua funzione migliore, quella di fornire nuovi punti di vista. Per te, come per molti oggi, non si parla piè di bellezza, ma di novità, non più di equilibrio, ma di rottura, non di virtù ma di trasgressione. Questa è la tua visione dell'arte, la tua concezione del suo valore rivoluzionario, la tua e quella della parte politica che ti sostiene (culturalmente oggi egemone e incontrastata) Infine una riflessione sul nudo. Da quanto scrive l'amico Mauro parrebbe che io avversi ogni forma di nudo in arte, ma è evidente che il David di Michelangelo e i personaggi della Sistina nulla hanno a che vedere con la foto a luci rosse di Zanoni. Nel caso delle prime si ripropone la dignità dell'intero corpo umano sessuato e trasfigurato (mi fa piacere che il direttore di Clarisse citi Michelangelo, il quale faceva notare al pontefice come Dio abbia creato l'uomo maschio e femmina), tanto da essere definito da Giovanni Paolo II il santuario della teologia del corpo umano. Nel secondo invece si esalta la concezione meramente egoistica e consumistica della sessualità umana, che diviene schiava della passione: l'esatto opposto della tanto conclamata missione liberatrice dell'arte ventilata dall'amico Papa. Un'ultima nota: nonposso che esprimere il mio dispiacere e la mia rabbia nel leggere che il fauno di Zanoni abbia dissacrato, nel silenzio generale di pubblico, stampa e istituzioni, l'altare della chiesa dei Bigi. Sarebbe opportuno organizzare una veglia di riparazione e di preghiera per questo conclamato sacrilegio. Post scriptum: se questa è un'opera tanto importante perchè non la pubblichi?. Firmato Francesco Mori".