Vita notturna
Venerdì sera, 16 gennaio, a pochi giorni (6) dall'accoltellamento del minorenne in centro. Dopo aver assistito allo spettacolo "Novecento - La leggenda del pianista sull'oceano" con Giacomo Moscato e Francesco Iannitti Piromallo, la telecamera del Corriere di Maremma è uscita dal calore del teatro degli Industri per immergersi nel silenzio dei vicoli della città. Non era una serata qualunque: il dovere di un giornale impone anche di guardare oltre le luci, di verificare quello che accade quando la folla se ne va e rimane solo il buio. Soprattutto dopo l'accoltellamento del sedicenne che ha ferito profondamente la comunità grossetana, era necessario far capire: la sicurezza è reale o è solo una vetrina per la folla della movida?
L'inchiesta è partita nel cuore della città, tra le vie principali e le piazze affollate. Il primo impatto è stato rassicurante. Tra i locali aperti e la folla dei giovani che si muovevano da un bar all'altro, le forze dell'ordine erano presenti e ben visibili: pattuglie dei carabinieri, volanti della polizia, steward con le pettorine gialle.

Polizia con steward in centro
La sensazione era di una città controllata, presidia, dove gli sforzi dell'amministrazione e della Prefettura per aumentare la sicurezza sembravano concretizzarsi davanti agli occhi. Il sistema, insomma, appariva in funzione.
Ma una città può essere è un "organismo" che cambia volto velocemente. E quello che accade alle 23 non è detto che accada alle 2 del mattino.
Verso le 0:30 abbiamo fatto un secondo giro di verifica. Le strade principali del centro iniziavano a svuotarsi, la folla della movida si diradava, gli ultimi locali chiudevano. E proprio in quel momento, il dubbio ci ha assalito: mentre le persone se ne andavano, sembravano sparire anche i militari. Le pattuglie che poco prima presidiano le zone affollate non erano più visibili. Le piazze e i viali che un'ora prima brillavano di luci e di presenze si trasformavano in spazi vuoti, potenzialmente esposti. Nel deserto del centro, la domanda diventava urgente: la sicurezza è solo una vetrina per la folla o esiste davvero un presidio per la città addormentata?

Il centro di Grosseto in tarda notte
Per chi vive a Grosseto, per chi ha sentito la paura dopo l'episodio della Cavallerizza, quella domanda non è accademica. È la domanda che ogni giovane e ogni genitore si pone quando scende la sera.
La risposta vera, però, l'abbiamo trovata più tardi, mentre continuavamo ad ispezionare i vicoli e la notte si faceva profonda. Erano circa le 1:30 del mattino. Abbiamo lasciato il centro cittadino per percorrere il perimetro delle mura ed è lì, nel buio, che abbiamo visto i lampeggianti blu. Non erano in piazza. Non erano nelle zone affollate. Erano forse dove serviva davvero.

I Carabinieri durante un controllo in centro
Abbiamo visto i carabinieri scendere dal camminamento all'altezza del carcere, un punto critico e isolato dove pochi cittadini si avventurano di notte. Un luogo che, per chi ha paura, è il simbolo stesso dell'insicurezza. Proseguendo il giro esterno in auto, abbiamo incrociato anche le volanti della polizia, sempre sulle zone periferiche, sempre nei punti d'ombra.
Quale il verdetto di questa nottata di verifica? Nonostante la paura che certi fatti di cronaca ci lasciano addosso, lo sforzo della città è stato tangibile. Le forze dell'ordine non erano sparite. Si erano spostate. Avevano lasciato il centro ormai vuoto per coprire quelle zone d'ombra sensibili (i vicoli, le mura, i perimetri isolati) che tanto spaventano i cittadini, garantendo una presenza costante proprio dove il buio è più fitto.
Questo non significa che la paura sia infondata o che i problemi siano risolti. Ma significa che, dietro le quinte, lontano dalle vetrine della movida, qualcuno sta lavorando per fare sì che Grosseto, anche quando dorme, non sia abbandonata. È un lavoro che non si vede, che non fa titoli, ma che forse è il più importante di tutti.
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