Sicurezza
L’accoltellamento del minorenne avvenuto il 10 gennaio nel centro storico di Grosseto ha riaperto con forza il dibattito sulla sicurezza urbana. Un singolo episodio, ma sufficiente a far esplodere paure, domande e polemiche, soprattutto tra i più giovani che frequentano la zona della Cavallerizza e le vie della movida.
Secondo i dati forniti dalla Prefettura e richiamati dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, nell’ultimo anno le denunce di delitti a Grosseto e provincia sono diminuite del 6,23%. In città (82mila abitanti, con un forte incremento di presenze in estate) i numeri collocano il territorio in una fascia lontana dalle maglie nere delle grandi metropoli. Ma la “sicurezza percepita” viaggia su un binario diverso: ogni episodio di violenza fa il giro dei social in pochi minuti, alimentando un clima di allarme costante.

Una delle ragazze intervistate in centro storico a Grosseto
È proprio questo scarto tra statistiche e vissuto quotidiano ad emergere dalle interviste raccolte in centro. «I reati saranno anche calati, ma io mi sento meno tranquilla di qualche anno fa» riassume una ragazza.
Le testimonianze di alcune ragazze intervistate raccontano una generazione che vive la città con il freno a mano tirato. «È diventata brutta la situazione, è scomodo uscire – dice una studentessa – adesso ho paura a girare da sola. Prima ero molto più tranquilla».

Giovani nel centro storico di Grosseto
Un’altra giovane parla di una paura “diffusa”, che non dipende solo dal singolo fatto di cronaca: «Un po’ di paura ce l’ho perché succede dappertutto, quando siamo in gruppo e quando siamo da soli. Sto sempre in allerta, ho timore anche di fare uno sguardo in più o dire una parola in più, perché basta davvero poco».
C’è poi chi mette al centro il tema dei controlli e delle conseguenze per chi sbaglia: «Secondo me non c’è abbastanza controllo e quello che succede a chi commette certi reati non è sufficiente a farli smettere - dice un ragazzo - Nessuno ha più paura di quello che può accadere dopo. Se denunci, spesso trovi scuse o la situazione non viene presa con la giusta pesantezza».
Accanto alle paure, però, molti ragazzi chiedono di non criminalizzare il centro storico: «Il problema va analizzato bene, bisogna capire dov’è davvero», dice un giovane. «Non è normale avere paura ad andare in centro in una città come Grosseto, servono più controlli e più sicurezza per tutti i cittadini» aggiunge un altro.

Gli steward in centro storico
Sulla stessa linea Alessio Terni, gestore di un locale in piazza del Sale: «Meno locali aperti ci sono, meno gente sana, perbene ed educata gira per Grosseto e più naturalmente la città si riempie di certi personaggi e, purtroppo, di certi eventi». Allo stesso tempo Terni rivendica che «il centro non è affatto solo risse e coltellate, ma è pieno di persone perbene che escono, si divertono e bevono nei locali senza creare problemi».

Alessio Terni durante l'intervista
Più netto Lucio Giovannelli, anche lui gestore. «Sono cose che ai nostri tempi non si vedevano nemmeno nei film, oggi sono diventate realtà - racconta - Vanno interrotte, non è solo questione di ideologia: è questione di sicurezza e serenità. Io ho diritto di venire in centro a fare due passi tranquillamente».
Entrambi sottolineano il ruolo dei media e dei social nella costruzione del clima di allarme: «Tutto fa notizia e tutto corre sui social» osserva Terni, mentre Giovannelli ricorda come «già prima che arrivasse la Scientifica c’erano le foto dell’accoltellamento sui giornali online».

Lucio Giovannelli durante l'intervista
Quasi tutte le voci, dai ragazzi ai commercianti, convergono su un punto: il problema non può essere lasciato solo sulle spalle delle forze dell’ordine.

Uno dei ragazzi intervistati in centro storico a Grosseto
«Si deve intervenire dalle famiglie e dalla scuola – dice un giovane – le forze dell’ordine hanno le mani legate, da sole possono fare poco». Una ragazza parla esplicitamente di “educazione” come chiave mancante: «Queste situazioni sono sempre esistite, ma ci vorrebbe più educazione, qualcosa che parta dalla famiglia, dagli insegnanti, dalla cultura».
L’episodio del minorenne accoltellato sulle mura, su cui sono ancora in corso le indagini, viene percepito come uno spartiacque: «Mi è dispiaciuto un sacco che un ragazzo così giovane si sia ritrovato in quella situazione – dice una delle intervistate – arrivare a tanto mi sembra gravissimo. Mancava poco che lo ammazzassero».
Nel suo intervento pubblico più recente sul tema, durante un incontro al Grand Hotel Bastiani, il sindaco Vivarelli Colonna ha provato a mettere ordine tra percezioni, numeri e responsabilità istituzionali.
Prima di tutto, ha distinto fra pubblica sicurezza, sicurezza urbana sociale e sicurezza percepita, sottolineando che la maggior parte dei cittadini conosce solo quest’ultima, influenzata da una narrazione mediatica che “ogni cinque minuti” apre i telegiornali con notizie di cronaca nera. Secondo il sindaco, questa sovraesposizione, unita al fatto che le forze dell’ordine non possono comunicare tutte le operazioni svolte, crea una “lotta impari” sul piano dell’opinione pubblica: il lavoro quotidiano di prevenzione e controllo finisce così nell’ombra.
Vivarelli Colonna ha ricordato che, a livello provinciale, le denunce per delitti sono in calo e che Grosseto, pur con le sue criticità, non è tra i territori più insicuri d’Italia. Ha citato ad esempio la diminuzione delle rapine nella pubblica via e l’assenza, nell’ultimo anno, di rapine in banca o negli uffici postali in città. Allo stesso tempo ha riconosciuto l’esistenza di “nuovi fenomeni sociali” come i cosiddetti maranza e baby gang, su cui (assicura) le forze dell’ordine lavorano con attenzione, spesso conoscendo uno per uno i soggetti coinvolti.
Il primo cittadino ha poi rivendicato gli interventi messi in campo dall’amministrazione: l’istituzione del Nucleo operativo di sicurezza della polizia municipale, l’introduzione di cani antidroga, l’estensione del sistema di videosorveglianza (con un investimento vicino al milione di euro), il progetto “Grosseto Safe” e il patto per la sicurezza urbana e sociale firmato con la Prefettura. Tutte azioni che, nelle intenzioni del Comune, vanno nella direzione di una città più presidiata, soprattutto nelle aree sensibili come la Cavallerizza.

Il fazzoletto macchiato del sangue del ragazzo ferito in centro (immagine ricostruita digitalmente)
L’accoltellamento del sedicenne ha riportato a galla paure che a Grosseto covavano da tempo: timori per le uscite serali, diffidenza verso alcuni luoghi, preoccupazione per la presenza di droga e alcol tra i giovanissimi.
Dall’altra parte, dati e istituzioni raccontano una città dove i reati complessivi diminuiscono e dove il lavoro di prevenzione è, a detta del sindaco e della Prefettura, “importante e costante”.
Fra questi due racconti (la Grosseto che si sente sotto assedio e la Grosseto che, numeri alla mano, sta meglio di altre realtà) si giocherà nei prossimi mesi una partita decisiva: quella che vede dalla stessa parte del campo una maggior coesione sociale e soprattutto la fiducia. Fiducia nelle forze dell’ordine, nelle istituzioni, ma anche nella capacità della comunità (famiglie, scuole, associazioni, locali) di non girarsi dall’altra parte quando qualcosa non va, prima che la cronaca nera si trasformi in un’altra ferita difficile da rimarginare.
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