sicurezza
L’accoltellamento del sedicenne avvenuto a inizio gennaio nel centro storico di Grosseto ha aperto una frattura evidente tra numeri e percezioni. E la percezione è che, al di là dei numeri delle denunce in calo, in città sia diventato più difficile sentirsi davvero al sicuro.
Nel racconto dei ragazzi intervistati dalla nostra telecamera, il centro storico appare come uno spazio a due velocità. «Qualche macchina dell'esercito, poi qualche volta magari qualche volante, polizia, carabinieri, finanza, però sempre sulle vie principali» osserva un ragazzo, sottolineando come il presidio si concentri dove i flussi sono più visibili.
La sera entrano in scena anche gli street tutor, riconoscibili dalle pettorine gialle, chiamati a fare da filtro nei punti più affollati della movida. «Il sabato c'è qualche steward con la pettorina gialla, ma stanno dove c'è più gente, dove ci sono le vie più trafficate. Questi vicoletti qua sono praticamente di chiunque» aggiunge un altro giovane. È proprio in quei corridoi laterali, dove la luce è più scarsa e l’occhio delle forze dell’ordine arriva meno, che molti dicono di sentirsi più esposti.

Due degli steward in centro
La percezione di insicurezza non riguarda solo l’episodio dell’accoltellamento, ma un clima che i ragazzi descrivono come progressivamente peggiorato. «Certe zone ora cerco di evitarle – racconta un giovane – cammino tranquillamente la notte, però rispetto a qualche anno fa mi guardo le spalle, non sono più sicuro come prima».
Lo stesso ragazzo spiega come basti poco per far salire l’ansia: «Se si fa una strada anche un pochino meno illuminata, uno si guarda intorno, se è solo si sente un po’ più di timore». Una giovane, sintetizza così il suo punto di vista: «Non posso dire quello che è giusto o sbagliato, però sarebbe buono avere più controllo dei posti, per me, dovrebbe essere così».
Le criticità non si fermano al centro storico. La stessa ragazza racconta le sue esperienze alla stazione: «Ho un fidanzato che non sta qua e ogni volta che torno la sera ci sono persone ubriache, che urlano o vengono lì a darti noia. A me questa cosa dà fastidio e secondo me ci deve essere più controllo».

Nel sistema della sicurezza in centro storico a Grosseto il ruolo degli street tutor è quello di mediare, disinnescare tensioni e segnalare situazioni a rischio. Ma per chi vive la notte non basta. «Le pettorine gialle hanno poco potere in queste situazioni, secondo me – commenta un ragazzo – un intervento anche da parte dell'esercito o di altre figure sarebbe importante, però sono cose davvero difficili da gestire».
La richiesta più frequente è di un rafforzamento complessivo dei presidi: «Ci sarebbero tante soluzioni – aggiunge un intervistato – aumentare, quindi più carabinieri, più polizia».
Chi lavora nei locali del centro vede gli effetti diretti del clima di paura sul passeggio e sugli incassi. Alessio Terni, gestore di un locale in piazza del Sale, riconosce l’impegno di chi è in prima linea ma ne sottolinea i limiti: «Inutile che la polizia interviene, i carabinieri intervengono, gli steward che poveretti si mettono nel mezzo e cercano di fare il loro meglio. Se non c'è qualcosa a monte che blocca questi “scienziati”, alla fine non ha più senso niente».
Per Terni non si tratta solo di aggiungere divise o pettorine, ma di intervenire prima che le situazioni degenerino: sulla prevenzione, sulle regole e sulle conseguenze reali per chi usa la violenza.
Sul fronte istituzionale, il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna invita a leggere il caso Cavallerizza tenendo insieme emozioni e numeri. Intervenendo a un recente incontro pubblico al Grand Hotel Bastiani, ha ricordato che «la prefettura, l'assessorato, le forze in sinergia stanno facendo un buon lavoro» e che le denunce complessive di reato risultano in calo sia a livello provinciale sia nel capoluogo.

Il sindaco Vivarelli Colonna durante l'intervento all'incontro
Per il primo cittadino, l’accoltellamento «è stato un fatto assolutamente negativo, che condanniamo senza esitazioni», ma l’effetto mediatico e social «ha creato uno scombussolamento, un’onda che è stata molto sproporzionata rispetto alla realtà dei fatti». L’amministrazione rivendica il potenziamento della videosorveglianza, la creazione del nucleo operativo di sicurezza della polizia municipale e i piani condivisi con la Prefettura come strumenti già in campo per aumentare la sicurezza reale.
Le testimonianze raccolte nel video mostrano una città che fatica a tenere insieme questi due piani. Da un lato, i residenti vedono con i propri occhi pattuglie, steward e controlli più frequenti; dall’altro, basta imboccare un vicolo poco illuminato o rientrare tardi dalla stazione per sentirsi di nuovo soli.
Colmare la distanza tra ciò che dicono i report e ciò che sentono i ragazzi che la sera “si guardano le spalle” sarà la vera sfida dei prossimi mesi: una sfida che non riguarda soltanto forze dell’ordine e amministratori, ma anche famiglie, scuola, gestori di locali e l’intera comunità grossetana.
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