Caporalato
Nelle cornici, da sinistra, i segretari di categoria Paolo Rossi (Flai) e Pier Paolo Micci (Filcams)
La Flai Cgil Grosseto porta in tribunale un presunto caso di caporalato in Maremma emerso a partire dalla denuncia di un lavoratore pakistano, picchiato «perché troppo lento» e costretto, insieme ad altri braccianti, a turni massacranti (fino a 15 ore al giorno) con base nella zona di Paganico.
L’udienza preliminare è fissata per lunedì 16 febbraio 2026 al Tribunale di Grosseto.

Tribunale di Grosseto
Tutto parte da una querela presentata nel settembre 2022 ai Carabinieri di Grosseto, dopo un’aggressione avvenuta il 29 agosto fuori dall’orario di lavoro. Secondo il racconto del lavoratore, più persone lo avrebbero colpito con pugni e calci accusandolo di essere lento. I referti del Pronto soccorso parlano di trauma cranico, contusione al braccio, frattura delle ossa nasali e una prognosi di 17 giorni.

Alcuni lavoratori immigrati, in attesa del trasporto verso le vigne, incontrati all'alba dalla Flai Cgil
Come si legge nel comunicato diffuso dalla Flai Cgil, le indagini, affidate al Nucleo Carabinieri ispettorato del lavoro, avrebbero ricostruito una rete di reclutamento di lavoratori pakistani in stato di bisogno, con ditte agricole intestate a prestanome ma gestite di fatto da caporali connazionali, omessi versamenti contributivi, chiusura delle società dopo circa due anni per eludere i controlli e minacce ai familiari rimasti in Pakistan, incluso l’invio di immagini con fucili d’assalto via WhatsApp.
Alla prima denuncia, accolta e seguita dalla Flai Cgil, se ne sono aggiunte altre di colleghi sfruttati, che avrebbero descritto condizioni analoghe.
Il quadro tracciato dal sindacato parla di turni estivi dalle 5:00 alle 20:00 con una sola ora di pausa pranzo, per 7 giorni su 7, senza riposi, ferie retribuite o permessi per malattia. In inverno si scendeva a 8 ore al giorno comunque senza domenica libera.

Un trattore a margine del vigneto
La paga sarebbe stata di 5 euro l’ora in nero, contro i 10,65 previsti dal contratto nazionale, senza contratto formale, formazione sulla sicurezza, visite mediche o coperture Inail, con controllo costante nei campi.
I caporali, come emergerebbe dai resoconti dei lavoratori, si sarebbero posizionati ai capi opposti dei filari insultando in urdu e minacciando percosse per ogni presunta lentezza. Al contempo non sarebbero stati garantiti bagni, acqua potabile o punti di ristoro. Le mansioni andavano dalla potatura alla vendemmia e alla zappatura tra Grosseto, Siena e Orbetello, con trasferimenti su furgoni condivisi.
Le condizioni abitative descritte non erano migliori. Il resoconto dei lavoratori parlerebbe di tre appartamenti nella zona di Paganico, con 20-21 persone per unità, stanze da 8 letti, affitti di 140-150 euro al mese a testa pagati ai caporali, senza contratto.
Sopralluoghi di Carabinieri e Asl avrebbero accertato sovraffollamento rispetto alle superfici disponibili, gravi carenze igienico-sanitarie (muffe, incrostazioni), impianti fatiscenti, cavi scoperti, riscaldamento assente, bombole gas in posizioni pericolose e strutture giudicate inabitabili dal Comune di Civitella Paganico.
«Le indagini hanno portato alla luce un meccanismo criminale di caporalato che ha umiliato e sfruttato lavoratori vulnerabili – afferma l’avvocato Carlo De Martis, difensore di alcune parti offese che ha seguito fin dall'inizio il primo lavoratore che ha denunciato – Lunedì in tribunale difenderemo con determinazione i loro diritti, certi che la giustizia italiana saprà tutelare i più deboli e fare piena luce, punendo i colpevoli».
L'avvocato Carlo De Martis
Paolo Rossi, segretario Flai Cgil Grosseto, lega il caso al lavoro delle Brigate del Lavoro tra Maremma e Senese: «Questa vicenda conferma l'urgenza di contrastare il caporalato in Maremma: purtroppo non sono casi isolati. Tra ottobre e novembre 2025, in soli tre giorni, abbiamo incontrato centinaia di lavoratori pakistani e di altre nazionalità diretti ai campi per condizioni analoghe». «Flai Cgil continuerà questa battaglia sul territorio e nelle aule di giustizia» aggiunge.
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Un incontro all'alba delle Brigate del lavoro Flai Cgil con i lavoratori immigrati, ad Arcidosso
Pier Paolo Micci, segretario Flai all’epoca dei fatti, ricorda l’inizio della vicenda: «Tutto è iniziato quando il lavoratore pakistano, reduce dalle percosse, si presentò a un’iniziativa Cgil a Roma introdotto da un mediatore culturale: mi mostrò i lividi, poi si presentarono i testimoni, che avevano subito maltrattamenti simili».
Micci ringrazia Ispettorato del lavoro e Carabinieri per il «supporto impeccabile» e sottolinea «il coraggio dei lavoratori, che hanno deciso di non chinare la testa nonostante le minacce ai familiari in Pakistan».
Flai Cgil Grosseto seguirà l’udienza preliminare del 16 febbraio, e ribadisce che «la dignità del lavoro agricolo non è negoziabile», chiedendo piena applicazione della legge 199/2016 contro il caporalato in tutta la filiera agroalimentare.
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