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Guardia di finanza in Comune, è scontro politico, Gori (M5S): «I dubbi che avevo sollevato sono preoccupazioni fondate»

«Non sono più solo polemiche: è un caso amministrativo e giudiziario»

Roberto Bata

12 Febbraio 2026, 09:43

Guardia di finanza in Comune, è scontro politico, Gori (M5S): «I dubbi che avevo sollevato sono preoccupazioni fondate»

Nella cornice, il consigliere Giacomo Gori

Prima la lettera della Corte dei Conti che arriva a al Comune, sulla quale le opposizioni già si erano allarmate. Ora, la Guardia di finanza. Nella giornata di ieri, 11 febbraio, infatti, uomini delle fiamme gialle hanno fatto ingresso in municipio facendo richiesta di documentazioni per conto della procura contabile. 

Sulla questione, dopo il consigliere Carlo De Martis (Grosseto città aperta) tuona questa volta Giacomo Gori (Movimento 5 stelle).

«L’intervento degli uomini della Guardia di finanza in Comune, su mandato della procura della Corte dei Conti, trasforma quelle che l'amministrazione definiva “polemiche da cabaret” in un caso amministrativo e giudiziario di estrema gravità - afferma il consigliere comunale - Dinanzi a questo scenario, mi trovo costretto a constatare di essere stato un facile profeta: i dubbi che avevo sollevato sulla trasparenza e sulla gestione delle missioni all’estero non erano “riflessi comunisti”, ma preoccupazioni fondate sulla tutela della cosa pubblica».

La conferenza stampa in Comune prima della partenza di amministrazione e alcune imprese per gli Emirati Arabi

Secondo Gori, l’interrogazione consiliare che aveva annunciato risulterebbe ormai superata dai fatti: «L'urgenza di una risposta politica è stata infatti superata dai fatti: oggi è la magistratura contabile a cercare chiarimenti proprio sul funzionamento dell’ufficio relazioni internazionali, acquisendo atti e documenti per valutare la correttezza dell'operato dell'ente».

Nel mirino del consigliere c’è in particolare la linea difensiva adottata dalla maggioranza: «Il consigliere Vasellini, evidentemente portavoce dell’amministrazione comunale, ha tentato di chiudere la questione parlando di “costo zero” e sostenendo che, poiché le imprese si sono pagate il viaggio, non fosse necessario alcun bando - osserva Gori - Tuttavia, questa visione ignora totalmente i costi indiretti ed i rischi reputazionali: l’ufficio relazioni internazionali, con il suo personale e le sue risorse pagate dai cittadini, ha lavorato per costruire questa missione. Se la macchina pubblica viene messa al servizio di una delegazione ristretta senza una chiara qualità e ampia diffusione dell’opportunità, si configura esattamente quell'utilizzo “subdolo” e poco trasparente delle istituzioni che avevo denunciato».

Il sindaco Vivarelli Colonna ad Abu Dhabi con l'Ambasciatore italiano Lorenzo Fanara

Gori richiama anche i recenti orientamenti dell’Autorità nazionale anticorruzione: «Recentemente, anche Anac si è espressa sul fatto che gli accordi di sponsorizzazione devono essere formalizzati determinando le prestazioni, la ripartizione dei compiti e degli oneri economici tra parte pubblica e parte privata». Da qui la richiesta di «forme di co-organizzazione e di utilizzo dei canali istituzionali» che siano definite per iscritto e verificabili.

«Le istituzioni appartengono a tutti. Utilizzare il prestigio e i canali diplomatici del Comune come “apripista” per interessi privati non può prescindere da una condotta più che trasparente, più che partecipata» insiste il consigliere. «Paragonare una missione ufficiale presso un'Ambasciata a una “cena in pizzeria”, come dichiarato dal consigliere comunale Vasellini, è un insulto al valore della rappresentanza istituzionale».

Per Gori, «non è più il tempo dei comunicati sarcastici o degli attacchi ideologici. Mentre l'amministrazione sceglieva il silenzio o lo scherno, la Guardia di finanza entrava negli uffici per fare luce su un ambito “circoscritto e specifico” della gestione amministrativa».

«Ora che la parola passa ai magistrati – conclude – resta l'amarezza di vedere il nome della nostra città accostato a indagini contabili per una gestione che, fin dall'inizio, è apparsa priva del necessario rigore e della dovuta trasparenza verso tutti i cittadini e gli imprenditori del territorio meno “fortunati”, meno “informati” e meno “facoltosi”»

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