Il caso
Alessandra Nardini e Fabrizio Rossi
È scontro aperto tra Regione Toscana e Fratelli d'Italia sul tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). A riaccendere la polemica sono state le dichiarazioni dell'assessora regionale all'immigrazione Alessandra Nardini, che ha ribadito la netta contrarietà della giunta toscana all'ipotesi di realizzare Cpr sul territorio regionale.
«In Toscana continueremo a dire no ai Cpr» – ha affermato Nardini a margine della presentazione del rapporto Idos – «perché per noi sono luoghi in cui vengono calpestati e negati i diritti umani fondamentali. Non è questo il nostro modello». Una posizione che, secondo l'assessora, dovrebbe valere non solo a livello regionale ma nazionale: «Per quanto mi riguarda, non dovrebbero esserci né in Toscana né in altre regioni del Paese».
Nel suo intervento Nardini ha anche attaccato l'operato del governo, parlando di un «fallimento della destra» sulle politiche migratorie e citando esplicitamente i centri per migranti realizzati in Albania, definiti «tentativi incredibili e indecenti» e frutto di «politiche disumane». In alternativa, la Regione rivendica il cosiddetto «modello toscano», basato sull'accoglienza diffusa e su progetti di inclusione sociale e lavorativa, con un forte coinvolgimento anche del sistema scolastico e dei percorsi educativi sull'integrazione e l'intercultura. «Vogliamo costruire un modello che possa essere di esempio per il Paese», ha concluso l'assessora.
Parole che hanno provocato la dura reazione di Fratelli d'Italia. Il deputato grossetano e assessore comunale Fabrizio Rossi accusa la Regione di vivere «in una realtà parallela, lontana dai problemi concreti dei cittadini e dal lavoro quotidiano delle forze dell'ordine». Per Rossi, dire no ai Cpr significa «sabotare consapevolmente l'azione dello Stato» e privare polizia e istituzioni di strumenti fondamentali per rendere effettivi i decreti di espulsione. «Senza strutture adeguate – sostiene – i provvedimenti restano sulla carta e soggetti irregolari, spesso già noti alle forze dell'ordine, tornano liberamente in strada».
Il deputato di FdI respinge anche l'accusa di violazione dei diritti umani: «È inaccettabile continuare a descrivere i Cpr come luoghi di abuso, ignorando che sono strumenti previsti dalla legge e richiesti proprio da chi ogni giorno garantisce la sicurezza». Rossi rivendica inoltre i risultati del governo Meloni, citando un forte calo degli sbarchi negli ultimi due anni e un aumento dei rimpatri, dati che a suo dire dimostrerebbero l'efficacia di una linea improntata su «controllo, legalità e rimpatri effettivi».
Secondo l'esponente di Fratelli d'Italia, anche la diminuzione dei reati sarebbe collegata a questa strategia, insieme a una maggiore presenza delle forze dell'ordine sul territorio e all'uso di strumenti come le «zone rosse» e le operazioni ad alto impatto. Da qui l'affondo finale contro la Regione: «Il modello toscano dell'accoglienza diffusa è un fallimento e non può sostituire regole e controlli. Senza Cpr si alimentano solo illegalità e insicurezza».
La distanza tra le due posizioni resta profonda e riflette una frattura politica più ampia sul tema dell'immigrazione: da una parte l'impostazione regionale, centrata su accoglienza e inclusione, dall'altra la linea del governo e del centrodestra, che rivendica rigore, sicurezza e rimpatri come priorità. Uno scontro destinato a proseguire, anche sul piano istituzionale.
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