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Agricoltura

Maremma nel fango, grano duro e ortaggi travolti dal maltempo: l'allarme Coldiretti

Fotografia di un settore in caduta libera: campi saturi, semine in ritardo e prezzi in calo

Federico Catocci

11 Febbraio 2026, 18:02

Maremma nel fango, grano duro e ortaggi travolti dal maltempo: l'allarme Coldiretti

Nella cornice Simone Castelli (Presidente Coldiretti Grosseto), sfondo elaborato con Ai

L’ennesima ondata di maltempo che sta investento l’Italia sta lasciando strascichi pesanti nelle campagne, con campi di ortaggi completamente allagati, frutta caduta a terra e semine impraticabili a causa del fango. A tracciare un primo bilancio è Coldiretti, che parla di gravi danni diffusi nelle aree agricole nazionali, con un allarme particolare in Toscana per le coltivazioni di grano duro e in alcune zone della Sardegna per agrumi e carciofi. Gravemente colpito anche il sud Italia.

Maremma bloccata: grano duro seppellito da 300 millimetri di pioggia

In Maremma, la semina del grano duro procede a rilento, bloccata da un mix esplosivo di maltempo insistente e profonda incertezza economica per le aziende cerealicole.

Temporale sulla Maremma (immagine Ai)

Le piogge intense e ripetute, che da settimane coinvolgono le principali aree cerealicole della provincia di Grosseto, hanno trasformato i campi in distese impraticabili, impedendo l’ingresso dei mezzi agricoli e compromettendo le tempistiche della semina del frumento destinato a pane e pasta.

I terreni, ormai completamente saturi d’acqua, non consentono alcuna lavorazione meccanica e ogni giorno che passa riduce le prospettive di un buon raccolto. In alcune zone, come il Mancianese, la situazione è aggravata da smottamenti e dissesti idrogeologici, mentre nell’area di Massa Marittima nell’ultimo mese sono caduti oltre 300 millimetri di pioggia, un dato eccezionale che fotografa la gravità della crisi agricola in atto.

Un settore in caduta libera: seminato meno della metà dei campi

Secondo le stime di Coldiretti Grosseto, in Maremma è stata seminata meno della metà dei campi destinati al grano duro, segnale di una difficoltà strutturale che coinvolge un comparto strategico ma già ridimensionato: negli ultimi vent’anni la produzione maremmana sarebbe calata del 30%.

Pioggia incessante sulla Maremma (immagine ai)
Molti agricoltori hanno infatti deciso di rimandare o rinunciare alla semina, frenati da prezzi in caduta libera e da una crescente concorrenza del frumento estero, soprattutto canadese, dove è ancora consentito l’uso del glifosate in preraccolta, pratica vietata in Europa.

Cun, controlli e prezzi equi: la strada indicata da Coldiretti

Al centro del confronto promosso da Coldiretti Grosseto sul territorio spiccano le recenti mobilitazioni che hanno permesso di evitare tagli alle risorse della PAC, ottenere il rinvio alla Corte di Giustizia europea delle decisioni sull’accordo Mercosur e l’istituzione della Cun, la Commissione unica nazionale per la filiera del grano.
La Cun ha il compito di individuare un prezzo indicativo del grano duro nazionale e di monitorarne le tendenze, contrastando il crollo ciclico delle quotazioni alimentato dagli arrivi di prodotto estero e dai meccanismi delle borse merci.

Per Simone Castelli, presidente di Coldiretti Grosseto, questi strumenti sono essenziali per garantire più controlli, contratti di filiera efficaci, prezzi equi e tutela del reddito agricolo, senza il quale non c’è futuro né per le aziende maremmane né per la sicurezza alimentare dei consumatori.

Simone Castelli
Come evidenzia Coldiretti il conto dei danni è pesante: producendo un quintale di grano duro al costo medio di 30,3 euro nel Centro‑Nord, mentre un chilo di pasta sugli scaffali può superare i 2 euro e il prezzo riconosciuto agli agricoltori è calato del 35‑40% negli ultimi quattro anni, la filiera appare fortemente distorta.

Non solo le produzioni agricole nel mirino: il passaggio di fiumi di acqua e fango ha provocato gravissimi danni anche alle strade rurali, molte delle quali sono state spazzate via o rese praticamente inagibili.
Per numerose aziende la crisi climatica del 2026 si traduce in un doppio colpo: perdita di raccolti e interruzione delle attività ordinarie, con ripercussioni sulle consegne, sui mercati e sulla competitività dei produttori italiani nel confronto con le importazioni estere.

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