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Agricoltura

La roulette russa del grano: così la Maremma rischia di perdere un’altra annata

Giovanni Ramiri

05 Febbraio 2026, 17:11

La roulette russa del grano duro: così la Maremma rischia di perdere un’altra annata

Simone Castelli (presidente Coldiretti)

La semina del grano duro in Maremma procede a rilento, frenata da un mix esplosivo di maltempo persistente e profonda incertezza economica. Le piogge intense e continue che da settimane interessano le principali aree cerealicole della provincia di Grosseto hanno trasformato i campi in distese impraticabili, impedendo l'ingresso dei mezzi agricoli e compromettendo le tempistiche di semina del frumento destinato a pane e pasta.

I terreni, completamente saturi d'acqua, non consentono alcuna lavorazione meccanica e ogni giorno che passa riduce le prospettive di un raccolto soddisfacente. In alcune zone, come il Mancianese, la situazione è aggravata da smottamenti e dissesti idrogeologici. Nell'area di Massa Marittima, solo nell'ultimo mese, si sono registrati oltre 300 millimetri di pioggia, un dato eccezionale che fotografa la gravità della situazione.

Ma il meteo non è l'unico ostacolo. A rallentare ulteriormente la semina è stata anche la scelta, sofferta, di molti agricoltori di rimandare o rinunciare agli investimenti. Il grano duro, infatti, non garantisce più una remunerazione adeguata, schiacciato da prezzi in caduta libera e dalla crescente concorrenza del prodotto estero. Solo nell'ultimo anno, le importazioni di frumento dal Canada – dove è consentito l'uso del glifosate in preraccolta, pratica vietata in Europa – sono aumentate del 93%, esercitando una forte pressione al ribasso sulle quotazioni del grano italiano.

A lanciare l'allarme è Coldiretti Grosseto, impegnata in queste settimane in una serie di incontri sul territorio con i propri soci. Al centro del confronto, i risultati delle recenti mobilitazioni che hanno permesso di evitare il taglio delle risorse della PAC, rinviare alla Corte di Giustizia europea le decisioni sull'accordo Mercosur e ottenere l'istituzione della CUN, la Commissione Unica Nazionale per la filiera del grano.

“Secondo le nostre rilevazioni, in Maremma è stata seminata meno della metà dei campi – spiega Simone Castelli, presidente di Coldiretti Grosseto –. È il segnale di un'incertezza profonda che avvolge un comparto strategico, che negli ultimi vent'anni ha perso il 30% della produzione. Gli agricoltori vorrebbero tornare a seminare grano duro, ma alle condizioni attuali è un vero bagno di sangue”.

La CUN, insieme alla pubblicazione dei costi medi di produzione da parte di Ismea, rappresenta uno strumento chiave per riportare trasparenza e regole in un mercato finora dominato da forti squilibri. “Questi strumenti danno fastidio a chi specula sul grano – sottolinea Castelli – ed è per questo che siamo scesi in piazza. Servono più controlli, contratti di filiera efficaci, prezzi equi e tutela del reddito agricolo, senza il quale non c'è futuro né per le imprese né per la sicurezza alimentare dei consumatori”.

La Commissione Unica Nazionale ha il compito di individuare un prezzo indicativo del grano duro nazionale e di monitorarne le tendenze di mercato, contrastando il crollo ciclico delle quotazioni alimentato dagli arrivi di prodotto estero e dalle dinamiche delle borse merci. Una situazione che mette a rischio la sopravvivenza di migliaia di aziende maremmane, in territori già esposti al pericolo della desertificazione agricola.

I numeri raccontano una filiera profondamente distorta: produrre un quintale di grano duro costa in media 30,3 euro nel Centro-Nord, mentre un chilo di pasta può arrivare a costare fino a 2 euro sugli scaffali. Negli ultimi quattro anni, i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono diminuiti tra il 35% e il 40%, con una distribuzione del valore che penalizza sia chi produce sia chi consuma.

“In queste condizioni perdiamo tra i 300 e i 400 euro per ettaro – conclude Lubiano Balotti, cerealicoltore e presidente della sezione Coldiretti di Capalbio –. Senza margini non possiamo investire in innovazione e sicurezza. I ritardi nelle semine arrivano nel momento peggiore: per salvare la stagione servirebbe un clima perfetto. È come giocare alla roulette russa”.

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