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L'omicidio di Chiara Poggi

Delitto di Garlasco, il racconto che svela il lato umano (e fragile) di Alberto Stasi: "Giudice, posso usare il suo bagno? Fuori ci sono i paparazzi"

Un passaggio del libro di Stefano Vitelli è stato raccontato a Lo Stato delle Cose

Giovanni Ramiri

17 Febbraio 2026, 13:05

Delitto di Garlasco, il racconto che svela il lato umano (e fragile) di Alberto Stasi "Giudice, posso usare il suo bagno? Fuori ci sono i paparazzi"

Stefano Vitelli e Alberto Stasi

Delitto di Garlasco, un episodio curioso è stato raccontato da Stefano Vitelli, il giudice che assolse Alberto Stasi nel 2009 dall’accusa di aver ucciso Chiara Poggi, nel suo libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco”. A darne notizia è stato Massimo Giletti, nella puntata di lunedì 16 febbraio di Lo Stato delle Cose su Rai 3.

“C'è una cosa un po' anche per stemperare, no? Su Alberto Stasi, un po' curiosa, che mi ha lasciato un po' così, che lei l'abbia raccontata nel libro, me la sono appuntata – spiega Giletti - Sentite cosa dice il dottor Vitelli, che era, ricordo, il giudice, no? Che stava per decidere la sorte e il futuro di Alberto. Entrato in camera di consiglio e, posato il codice sulla scrivania su cui si trovava il computer, dice il dottor Vitelli: "Sento qualcuno che bussa alla mia porta". Allora, ovviamente, dico: "Avanti, entrate". Pensava di vedere il cancelliere, il dottor Vitelli. Invece, con grande sorpresa, si affaccia lui, Alberto Stasi, l'imputato. Senza osare entrare.

Sta lì, sulla porta. Con un filo di voce, un tanto visibilmente imbarazzato, disse: "Ho chiesto prima il permesso ai miei avvocati, signor giudice, ho urgente bisogno di andare in bagno. Se esco in cortile, però, vengo assalito dai giornalisti, con domande e fotografie. Posso utilizzare il bagno che voi avete a disposizione nella vostra camera di consiglio?". Il dottor Vitelli dice e scrive: "Con tono freddamente cortese, risposi: "Prego, entri". E mi diressi al primo piano per prendere un agognato e, date le circostanze sorrido, un agognato e importante caffè per tirarmi su”. Che racconto strano, cioè, questo ragazzo era così imbarazzato nel chiedere questo?”.

“Qui la questione – risponde il giudice - non è di questo episodio che poi nel libro racconto nel dettaglio, spiritoso e che conoscevamo solo io, l'imputato, i suoi avvocati e la cancelliera. Ma il vero problema, e questo ci porterebbe molto lontano, è il perché un imputato prima che nel processo normale è sottoposto per anni a un processo mediatico, si vergogni, abbia le remore ad andare in un bagno, diciamo, di dominio pubblico, per fare i propri bisogni. La paura di essere inquadrato, di essere, come dire, vivisezionato per ogni gesto e per ogni cosa”.

I processi mediatici – prosegue Vitelli - fanno sì che l'imputato, ogni imputato, e qui si va più sul generale anziché essere innocente fino a prova contraria, è colpevole fino a prova contraria. Si ribaltano le garanzie e questo determina un effetto stressogeno, ansiogeno fortissimo. Abbiamo visto e lì sappiamo che si tratta di un omicidio il cui responsabile è stato accertato, che cosa è successo ai poveri genitori dell'autore di quel femminicidio. Quindi, questo è un argomento molto drammatico e il mio è solo un racconto”.

Il giudice Vitelli

“Però mi interessava, sa perché mi interessava questa pagina? – chiosa il conduttore - Perché con Elisa Esposito, che è autrice di questa pagina, abbiamo pensato una cosa. Come cambia il tempo, perché guardi queste immagini, cioè, c'è un assalto, c'era l'avvocato Boccellari, c'era l'avvocato De Rensis, intorno a Alberto, quando viene assalito dai fotografi. Per la gente però è un innocente in carcere, guardi come cambiano i tempi”. E scorrono le immagini dell’incidente probatorio a cui Stasi volle assistere, cadendo nella rete dei giornalisti ma anche di tanti curiosi che osservavano ogni suo passo.

La puntata completa

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