L'intervista
Sempio e Chiara Poggi
Resta altissima l’attenzione mediatica sulle indagini sul delitto di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’agosto 2007 nella villetta di famiglia in provincia di Pavia. Un caso che continua a segnare la cronaca giudiziaria italiana e che oggi riporta al centro dell’attenzione il nome di Andrea Sempio, intervistato in esclusiva dal Tg1 attraverso l’inviato Giuseppe La Venia.
«Un anno fa il suo nome veniva iscritto nuovamente nel registro degli indagati per il delitto di Chiara Poggi. Lei allora a botta calda fece sapere tramite i suoi legali: Non c'entro nulla, sono innocente. Un anno dopo cosa dice?», chiede l’inviato.
«Lo ribadisco e in realtà io penso che le verifiche che hanno fatto finora, come ad esempio i risultati di incidente probatorio, che dimostrino sempre la stessa cosa, la versione che ho dato io l'altra volta».
«La Procura di Pavia potrebbe chiedere il processo per lei. È preoccupato o pensa che non ci siano prove nei suoi confronti?».

«Di sicuro non sono tranquillo perché comunque in una situazione del genere nessuno può dire di essere tranquillo. Che ci possa essere una richiesta di rinvio a giudizio è una cosa che abbiamo messo in conto, se ci sarà l'affronteremo. Anche perché la richiesta di rinvio a giudizio non è, appunto, la sicurezza che poi ci sarà un processo».
«Sa che in questi giorni e in queste settimane si stanno analizzando i computer di Chiara e di Alberto. In quel computer, quello di Chiara c'è anche un video suo con altri amici, tra cui il fratello. Com'è finito nel computer di Chiara? Si è dato una spiegazione?».
«Credo che ovviamente a metterlo su sul computer saremmo stati io e lui, perché ovviamente il video ce l'avevo io saremmo stati io e lui a metterlo».

La villetta di via Pascoli
«Su quel computer c'era anche un video intimo dei due fidanzati, di Chiara e Alberto. Una delle ipotesi che è circolata è che lei abbia potuto vedere quel video. E’ così o non l'ha mai visto?».
«No. No. Ho sentito anche questa cosa qua, ma no, non è una cosa che né io né credo nessuno dei miei amici che frequentava la casa e aveva accesso al computer ha mai visto».

«Ai genitori di Chiara, se li incontrasse, glielo direbbe: Non c'entro nulla visto che è chiamato in causa da questa indagine?».
«Non credo che avrei bisogno di dirglielo perché non credo ci sia il minimo sospetto, il minimo dubbio dalla loro parte».
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