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Delitto di Garlasco, De Rensis "costernato" attacca Redaelli e cita Cataliotti: "Tutte le analisi che faranno sugli oggetti valgono zero"

A Mattino 5 le dure dichiarazioni dell'avvocato di Alberto Stasi

Giovanni Ramiri

16 Gennaio 2026, 09:19

Delitto di Garlasco, De Rensis "costernato"  attacca Redaelli e cita Cataliotti: "Tutte le analisi che faranno sugli oggetti valgono zero"

Antonio De Rensis e (nel riquadro) Liborio Cataliotti

Delitto di Garlasco, Antonio De Rensis cita Liborio Cataliotti per parlare, nell’ultima puntata di Mattino 5, della nuova ricostruzione della possibile aggressione a Chiara Poggi, presentata dal consulente Dario Redaelli, di cui si è parlato molto negli ultimi giorni, e in particolare delle possibili nuove indagini sugli oggetti.

“Questa è la ricostruzione che, insomma, ha sollevato parecchi dubbi – osserva la conduttrice Federica Panicucci – Il dottor Redaelli parla di dati oggettivi, però noi proprio ci basiamo su dati oggettivi e diciamo che è complicato, se aggiungiamo anche la colazione”.

Federica Panicucci

“Io ho sentito mesi fa – risponde De Rensis, avvocato di Alberto Stasi – come tutti, rispetto ad argomentazioni scientifiche assolutamente fondate, parlare di asini che volano. Io non uso questa terminologia nei confronti di nessuno, dico che sono letteralmente costernato, costernato. Come quando dico attempato, io prima controllo cosa ci ricorda il vocabolario”.
“Sono costernato – prosegue De Rensis – dalle dichiarazioni del dottor Redaelli. Sono costernato e non aggiungo altro, fermo restando che tutte le analisi che hanno detto che faranno sugli oggetti valgono, come dice il mio stimato collega Cataliotti, zero”.

Antonio De Rensis

Liborio Cataliotti aveva usato lo stesso gesto, lo zero, parlando di una perizia che, a suo giudizio, non reggeva il peso della prova scientifica. Con le dita chiuse a cerchio, davanti alle telecamere di Mattino 5, il legale di Andrea Sempio aveva liquidato senza mezzi termini il valore dell’elaborato firmato dalla perita Denise Albiani sul dna rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi. Un gesto semplice, quasi teatrale, ma carico di significato: per la difesa, quella consulenza “vale zero”.

Liborio Cataliotti

Non era stata solo una provocazione mediatica, ma una linea difensiva precisa. Cataliotti contestava le premesse stesse della perizia, prima ancora delle conclusioni. Secondo l’avvocato, l’analisi proposta non forniva certezze scientifiche, ma si muoveva su un terreno fragile, fatto di ipotesi, possibilità e margini di errore dichiarati dalla stessa esperta. Il dna, sosteneva, potrebbe non derivare da un contatto diretto e potrebbe essere il risultato di un artefatto, considerata la natura mista dell’aplotipo Y, il materiale degradato e l’assenza di vere repliche tecniche con quantitativi identici.

Secondo Dario Redaelli, consulente scelto dalla famiglia di Chiara Poggi e analista della scena del crimine, l’aggressione fatale non sarebbe iniziata all’ingresso della villetta di via Pascoli, come sostenuto nelle indagini del 2007, ma proprio nella cucina della casa. Questa conclusione emerge da una nuova ricostruzione della dinamica del delitto, già completata e destinata a essere consegnata ai legali della famiglia.

Dario Redaelli

Redaelli ha sottolineato alcuni elementi oggettivi – in particolare i resti della colazione di Chiara rinvenuti nella pattumiera, con una traccia di Estathé sulla cui cannuccia è stato isolato il dna di Alberto Stasi – che suggerirebbero la presenza della giovane in cucina con il suo ex fidanzato poco prima che scoppiasse la violenza. Per Redaelli, questi indizi consentirebbero di collocare l’avvio dell’aggressione proprio in cucina, dove sarebbe iniziata la lite poi degenerata in omicidio.

Questa ricostruzione, ferocemente contestata dalla difesa di Stasi, rappresenta una lettura alternativa rispetto alla scena del crimine così come interpretata nel processo del 2007, ed è oggi al centro del nuovo dibattito investigativo e processuale sul caso.

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