OCCUPAZIONE
Il gestore di un locale al lavoro (Foto LaPresse)
Un nuovo assunto su quattro in Italia non è italiano: il dato emerge dal report dell'Ufficio studi Cgia, che fotografa una trasformazione strutturale del mercato del lavoro. Nel 2025 le assunzioni previste di lavoratori immigrati sfiorano 1 milione e 360mila, pari al 23,4% del totale. Rispetto al 2019, prima del Covid, il numero è più che raddoppiato, e il confronto con il 2017 segna un aumento del 139%.

Interno di un ristorante (immagine Ai)
Per la provincia di Grosseto il dato è ancora più marcato rispetto alla media nazionale: secondo le elaborazioni CGIA su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro (Sistema Informativo Excelsior), nel 2025 la quota di entrate previste di lavoratori stranieri sul totale delle assunzioni si attesta al 28,2%, con 6.990 ingressi su 24.780 totali. È un dato che colloca Grosseto al 36° posto nella classifica provinciale nazionale, ben al di sopra della media italiana del 23,4%, e in linea con il trend che caratterizza tutta la Toscana.
La regione, d'altronde, è tra le più "esposte" al fenomeno a livello nazionale: nel 2025 le entrate previste di stranieri in Toscana raggiungono 105.820 unità (28,6% del totale regionale), con un aumento del 157,3% rispetto al 2017, tra le crescite più marcate d'Italia. E tra i lavoratori dipendenti extracomunitari presenti sul territorio regionale, la Toscana (con il 16,6% di incidenza sul totale dei lavoratori dipendenti) è seconda solo all'Emilia-Romagna, a pari merito con la Lombardia.

Lavoro in agricoltura (Foto LaPresse)
Per capire il peso dei lavoratori stranieri in Maremma, basta guardare ai settori produttivi che trainano l'economia locale. Il turismo e la ristorazione, cuore dell'economia della costa grossetana, sono tra i comparti con la più alta domanda di manodopera immigrata: a livello nazionale, i servizi turistici, alloggio e ristorazione prevedono 289.720 ingressi di stranieri (24,8% del totale). L'agricoltura è invece il settore con la quota più alta: quasi la metà delle nuove assunzioni riguarda immigrati (42,9%), con 184.990 ingressi nazionali. Un dato che parla direttamente anche alla Maremma, dove la campagna e le produzioni agricole costituiscono un pilastro dell'economia locale. Seguono le costruzioni (33,6%) e i servizi operativi (26,7%).
Il report Cgia è esplicito su un punto: i lavoratori stranieri non sono più una presenza marginale o stagionale. Sono una componente stabile e indispensabile del mercato del lavoro italiano. E le ragioni sono tre, tutte interconnesse.
La prima è demografica: l'Italia invecchia rapidamente e nascono meno bambini. I lavoratori stranieri, mediamente più giovani, contribuiscono ad allargare la forza lavoro e a sostenere il sistema previdenziale, versando più di quanto ricevono in termini di prestazioni.
La seconda è settoriale: in molti ambiti (dall'agricoltura alla cura degli anziani, dall'edilizia alla logistica) la manodopera italiana scarseggia, e senza i lavoratori immigrati interi comparti andrebbero in difficoltà. La terza riguarda l'imprenditoria: cresce il numero di imprese avviate da cittadini stranieri, che creano occupazione e contribuiscono a rivitalizzare territori e quartieri.

Lavoratori stagionali (immagine Ai)
Un punto che il report Cgia sottolinea con forza: non esistono "specializzazioni etniche", ma processi di adattamento legati alle reti migratorie, alla domanda locale di lavoro e alle politiche di regolarizzazione. Le concentrazioni che si osservano (lavoratori dell'Est Europa nell'assistenza familiare, nordafricani nell'edilizia e nell'agricoltura, asiatici meridionali nella ristorazione e nel piccolo commercio) non riflettono vocazioni culturali, ma opportunità concrete trovate in un mercato che cercava quella manodopera.
In chiave toscana, c'è un dato che merita attenzione: la provincia di Prato è prima in Italia per incidenza di lavoratori stranieri sul totale delle assunzioni, con un tasso del 55,5%, quasi un neoassunto su due. Un primato legato alla storica vocazione manifatturiero-tessile e alla forte comunità cinese imprenditoriale. Ma il fenomeno, come mostrano i dati su Grosseto e sull'intera regione, non è circoscritto a un solo territorio: è una realtà distribuita, radicata e in crescita su tutto il territorio toscano.
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