INFRASTRUTTURE
Panorama di Talamone (Di Alessio Damato - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2654954)
È definitiva la bocciatura della procedura avviata dal Comune di Orbetello per la trasformazione dell’approdo di Talamone in porto turistico. Il Consiglio di Stato, con sentenza pubblicata oggi, il 4 febbraio 2026, ha respinto sia l’appello della Porto Turistico di Talamone s.r.l. sia quello del Comune, confermando integralmente la decisione del Tar Toscana che un anno fa aveva annullato gli atti della procedura concessoria. Lo rende noto il Coordinamento Secessione Talamone.
La vicenda nasce dall’iniziativa della società privata Porto Turistico di Talamone, che, tramite la procedura prevista dal dpr 509/1997, aveva chiesto una concessione demaniale marittima per riqualificare l’approdo in porto turistico. Il Comune aveva accolto l’istanza e ne aveva disposto la pubblicazione, aprendo alla possibilità di progetti concorrenti. Contro quegli atti aveva presentato ricorso al Tar, nell’autunno 2024, il Consorzio Il Molo di Talamone, insieme ad altri operatori; il Tar accolse il ricorso con la sentenza n. 279/2025 del febbraio 2025.
Ormeggio/porto turistico Talamone
Secondo Palazzo Spada, i giudici amministrativi di primo grado hanno correttamente rilevato la contraddittorietà dell’azione del Comune, che in un primo momento aveva individuato come soluzione prioritaria la costituzione di una Società di trasformazione urbana (Stu) per garantire una regia pubblica sul porto, salvo poi cambiare rotta senza una motivazione adeguata, optando per la concessione a un soggetto privato tramite il dpr 509/1997. Un «revirement» che la sentenza giudica incoerente con gli atti di programmazione approvati nel 2023 e privo di una motivazione sufficiente.
Il Consiglio di Stato ha inoltre evidenziato che la proposta della Porto Turistico non superava una condizione preliminare fissata dal piano regolatore portuale: il previo superamento del rischio idraulico che interessa l’abitato e l’approdo di Talamone. Le norme tecniche di attuazione prevedono che le opere di messa in sicurezza idraulica debbano essere eseguite e collaudate prima, o almeno contestualmente, agli interventi portuali, ma tale garanzia non emergeva né dall’istanza originaria né dalla successiva “integrazione” progettuale inviata al Comune nel giugno 2024.

Rocca aldobrandesca di Talamone
Altro profilo critico riguarda l’inserimento, nella proposta della società, di un intervento di restauro della Rocca di Talamone, ritenuto estraneo alle previsioni del piano regolatore portuale e quindi non riconducibile al perimetro delle opere portuali previste dall’articolo 10.2 delle Nta. Questo elemento, osserva la sentenza, rendeva indeterminata l’estensione complessiva della concessione, ostacolando la chiarezza del perimetro progettuale e compromettendo la trasparenza e confrontabilità di eventuali proposte concorrenti.
I giudici di Palazzo Spada hanno anche confermato la legittimazione e l’interesse ad agire degli operatori locali, chiarendo che l’interesse a un corretto confronto concorrenziale – fondato sul rispetto dei principi di pubblicità, trasparenza e parità di trattamento – è di per sé sufficiente a impugnare atti ritenuti immediatamente lesivi. La sentenza mette così un punto fermo su una procedura che, alle condizioni date, «non poteva essere portata avanti nelle forme scelte dall’amministrazione comunale».
Durissimo il commento del Coordinamento Secessione Talamone: «La sentenza del Consiglio di Stato non è solo una pesantissima sconfitta giuridica per il Comune di Orbetello, ma rappresenta una bocciatura politica senza appello dell’azione amministrativa portata avanti in questi anni sulla pelle di Talamone» scrivono in un comunicato i portavoce Antonio Cagnacci e Maurizio Damato. «I giudici hanno messo nero su bianco ciò che a Talamone denunciamo da tempo: improvvisazione, scelte contraddittorie, assenza di trasparenza e totale disconnessione dal territorio».

Il logo del coordinamento
Per il Coordinamento «l’amministrazione comunale ha cambiato strategia più volte, senza mai spiegare perché, ignorando atti di programmazione propri e forzando procedure che oggi risultano definitivamente illegittime» e «la vicenda del porto dimostra l’incapacità strutturale del Comune di Orbetello di governare una frazione complessa come Talamone».
Dopo la «sonora bocciatura», aggiungono, «il sindaco Andrea Casamenti dovrebbe finalmente cambiare agenda e concentrarsi sulle vere emergenze del territorio, a partire dalla messa in sicurezza delle spiagge e della costa di Talamone». Il Coordinamento richiama frane, arretramenti dell’arenile e situazioni di rischio «sotto gli occhi di tutti», accusando il Comune di aver inseguito «progetti velleitari e procedure forzate sul porto» mentre «Talamone veniva lasciata sola ad affrontare problemi concreti e urgenti».
«La tutela delle spiagge, delle scogliere e delle aree più fragili dal punto di vista idrogeologico dovrebbe essere una priorità assoluta, non un tema secondario da rinviare all’infinito» scrivono ancora Cagnacci e Damato. «Se davvero il sindaco vuole dimostrare di avere a cuore il Gioiello della Maremma, lo faccia mettendo in sicurezza il territorio, intercettando risorse, aprendo cantieri utili e condivisi, e smettendo di alimentare conflitti amministrativi che producono solo immobilismo e spese legali. La comunità talamonese chiede protezione, manutenzione e rispetto, non altre operazioni fallimentari».
«Prendiamo atto con rispetto della decisione del Consiglio di Stato, che chiude definitivamente questa fase della vicenda. È un pronunciamento importante, che ristabilisce un quadro di regole e di coerenza amministrativa - dichiara il presidente del Consorzio il Molo di Talamone, Riccardo Paolini - Il nostro obiettivo non è mai stato lo scontro, ma la tutela di un approdo che rappresenta il lavoro quotidiano di tante piccole imprese e associazioni sportive, oltre che un presidio storico per la comunità talamonese».
«Auspichiamo ora che si possa aprire una fase nuova, basata sul dialogo, sulla trasparenza e sul rispetto delle esigenze del territorio - conclude Paolini - Il Consorzio il Molo di Talamone resta disponibile a confrontarsi con le istituzioni, in modo costruttivo e responsabile, affinché il futuro dell’approdo talamonese sia affrontato senza forzature e con soluzioni condivise, nell’interesse generale della comunità. Ringrazio gli avvocati Luisa Torchia, Paolo Bastianini e, in particolare, Pierluigi Chech, che ci hanno assistito in questo percorso con determinazione, professionalità e lungimiranza».
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