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GROSSETO

Gli invisibili: "Vivere in strada è troppo dura", il grido dei senzatetto nella morsa del gelo

Viaggio nel cuore della solidarietà maremmana tra gli "angeli della notte" e i dormitori pieni: aumentano le donne ospitate

Giovanni Ramiri

15 Gennaio 2026, 17:49

Quando il termometro scende, la strada diventa un luogo impossibile in cui sopravvivere. «In questo periodo, l’inverno, è troppo difficile. Le persone non riescono ad andare avanti», dice con voce rotta un senzatetto a Grosseto. È l’immagine viva di un dramma che si rinnova ogni anno, ma anche di una comunità che non resta a guardare.

Tra Grosseto e Follonica si moltiplicano i gesti di chi, ogni notte, porta una coperta, un pasto, o semplicemente una parola buona. Sono i volontari della Caritas, soprannominati “gli angeli della notte”, impegnati a percorrere le strade per raggiungere chi non ha più nulla.

Un senzatetto a Grosseto

Caritas: oltre i numeri, un incontro umano

L’intervento della Caritas nella provincia di Grosseto è concreto e capillare: oltre 20.000 pasti all’anno distribuiti tra la mensa e le unità di strada, più di 40 persone intercettate, e una rete di progetti che vanno ben oltre l’aiuto materiale.

C’è il progetto Famiglie solidali, che ha già permesso a 30 famiglie di lasciare la strada e ritrovare autonomia e dignità. «Offrire una casa a chi non ce l’ha significa accendere una luce dove c’è il buio più profondo», spiega don Enzo Capitani di Caritas Grosseto.

Don Enzo Capitani

Accanto a lui, tanti volontari che vivono questo servizio come un’esperienza reciproca di umanità:«Sembra che siamo importanti noi per loro, ma anche loro lo sono per noi. Quando finisce il giro mi sento più uomo», confessa uno degli “angeli” della notte.

Un uomo senza fissa dimora sotto ai portici dell'edificio delle Poste in piazza F.lli Rosselli a Grosseto

Follonica, la casa che accoglie. Lavagnini «Sono aumentate le donne, e tutte italiane»

A Follonica la solidarietà prende la forma di un letto caldo. La struttura locale della Caritas ospita una ventina di persone ogni notte, garantendo fino a 28 giorni di permanenza, un letto, lenzuola, coperte e una colazione.

«La cosa nuova di quest’anno – spiega Sara Lavagnini, responsabile del dormitorio – è che sono aumentate le donne, e tutte italiane. C’è molta variabilità, alcuni si fermano pochi giorni, altri tornano periodicamente». Ma i bisogni sono sempre gli stessi: un posto sicuro, un po’ di calore umano.

Un senzatetto che dorme all'aperto a Grosseto

Tra gli ospiti, come conferma lavagnini, ci sono lavoratori precari, braccianti agricoli, muratori, ambulanti: i cosiddetti nuovi poveri che vivono in una precarietà cronica, sospesi tra un lavoretto e una notte al gelo.

Ombre e polemiche sui dormitori

Accanto alla solidarietà, però, non mancano le tensioni. C’è chi lamenta una gestione troppo rigida dei dormitori, con regole che impongono limiti di permanenza e turnazioni frequenti. Alcune associazioni del territorio chiedono una revisione dei criteri di accesso, denunciando la difficoltà di accogliere chi resta fuori dal sistema.

Un tema delicato che apre il dibattito sulle politiche locali di accoglienza, sempre più sotto pressione di fronte a un’emergenza freddo che ogni anno si rinnova, mettendo in gioco la dignità e la vita stessa delle persone.

La speranza, comunque, resiste

Nel cuore della notte, tra le vie fredde di Grosseto, un uomo stringe le mani intorpidite e sorride appena riceve qualcosa dai volontari della Caritas. «Veramente brave persone. Vengono anche quando piove, quando c’è vento. Si danno la mano, e noi la diamo a loro», dice con gratitudine.

È in questo scambio, fragile ma autentico, che si misura la forza di una comunità: quella che sceglie di non voltarsi dall’altra parte, ma di restare accanto a chi ha più bisogno, anche quando fuori fa freddo davvero.

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