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Aurelia

Tirrenica, scontro totale: Simiani contro il Governo «Non vogliono l’opera»

Dopo la tragedia sull’Aurelia il deputato Pd accusa l’esecutivo sui fondi e lancia la provocazione: «Senza sicurezza, chiudere i tratti più pericolosi»

Roberto Bata

26 Marzo 2026, 05:50

Marco Simiani

Marco Simiani

La tragedia consumatasi mercoledì 25 marzo sulla statale Aurelia, nei pressi di Capalbio, spacca il fronte politico e innesca un durissimo scontro istituzionale. A intervenire con parole di fuoco è l’onorevole Marco Simiani, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Ambiente alla Camera, che punta il dito contro l'esecutivo centrale per lo stallo infinito del Corridoio Tirrenico.

«Promesse tradite e fondi tagliati»

Simiani esprime profondo sgomento per l'incidente mortale, definendo l'infrastruttura non più solo necessaria per la viabilità, ma indispensabile per la sopravvivenza stessa di chi la percorre.

«Da anni ripetiamo che la Tirrenica è fondamentale per la sicurezza nazionale e locale – attacca il deputato dem – ma il Governo, nonostante le promesse, ha tagliato tutti i fondi stanziati dai precedenti esecutivi. In Parlamento è stato respinto ogni tentativo di mettere risorse adeguate o di velocizzare il passaggio di competenze tra Anas e Sat».

Secondo l'esponente del Pd, gli appelli lanciati alla maggioranza per fare fronte comune sulla questione sono rimasti inascoltati. Una chiusura che, secondo Simiani, delinea una strategia precisa: «Bisogna prendere atto che questa destra non vuole la Tirrenica. Solo con un cambio di governo si potrà finalmente rifinanziare l’opera».

«Chiudere i tratti pericolosi»

Di fronte all'impossibilità di sbloccare i cantieri in tempi brevi, Simiani lancia una proposta drastica per fermare la scia di sangue sull'asfalto maremmano: «Servono interventi rapidi per salvare la vita agli automobilisti. Se necessario, si arrivi alla chiusura dei tratti più pericolosi e si predisponga un presidio permanente delle Forze dell’Ordine lungo tutto il percorso».

Una provocazione che suona come un ultimatum: senza sicurezza e senza investimenti, quella strada non può più restare aperta alle attuali condizioni di rischio.

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