Politica
Dibattito referendario (immagine Ai)
L’Università libera dell’età di Follonica finisce al centro di un caso politico-istituzionale dopo un’iniziativa sul referendum costituzionale ospitata nei locali comunali: cinque consiglieri di opposizione hanno scritto al sindaco chiedendo chiarimenti e una presa di posizione pubblica.
Secondo quanto ricostruito nella lettera, il 30 gennaio all’Università libera dell'età si è svolto un incontro presentato agli iscritti come lectio magistralis sulla giustizia riparativa, con una generica “sorpresa” su temi di attualità. L’appuntamento, però, si sarebbe trasformato «nei fatti» in un’iniziativa di propaganda a favore del Sì al prossimo referendum costituzionale; il rettore dell’Università Libera avrebbe poi rivendicato sui social sia la natura politica dell’intervento sia la propria scelta di voto.
I consiglieri comunali firmatari (Emanuele Betti, Francesco Ciompi, Mirjam Giorgieri, Andrea Pecorini e Francesca Stella) ricordano che l’Ule, sul sito istituzionale, è definita «storica istituzione del Comune» e svolge le proprie attività in spazi comunali, con un’utenza che si aspetta «un contesto istituzionalmente neutro» per la proposta culturale e formativa. Proprio per questo giudicano «politicamente e istituzionalmente grave» che una struttura riconducibile al Comune sia diventata, a loro avviso, sede di una campagna aperta per una sola posizione referendaria, peraltro «presentata come attività formativa».
Nella lettera si precisa che non è in discussione la libertà di espressione individuale del rettore o di altri relatori, ma il rispetto (da parte delle istituzioni pubbliche) dei principi di imparzialità, trasparenza e corretto utilizzo dei beni pubblici sanciti dall’articolo 97 della Costituzione. Principi che, sottolineano i consiglieri, vietano che spazi e attività comunali siano usati, «direttamente o indirettamente», per favorire una sola posizione politica o referendaria.
Consiglio comunale di Follonica (immagine comune di Follonica)
Per questo gli esponenti di minoranza chiedono al sindaco una «presa di posizione chiara e pubblica» sull’accaduto e sull’uso dei locali ULE «a fini di propaganda referendaria», non come atto personale o disciplinare verso singoli soggetti, ma come scelta politica volta a ristabilire «principi, confini e responsabilità». Contestualmente sollecitano l’amministrazione a definire indirizzi precisi affinché, in futuro, le strutture comunali e le istituzioni ad esse riconducibili operino nel pieno rispetto di imparzialità e trasparenza, evitando episodi che potrebbero «compromettere la credibilità delle istituzioni cittadine».
I consiglieri ricordano che la vicenda ha già suscitato reazioni nel dibattito pubblico locale, inclusa una «dura presa di posizione» del Comitato per il No referendario cittadino, e avvertono che l’assenza di un intervento netto rischierebbe di creare «un precedente grave» capace di indebolire il ruolo del Comune come garante super partes del confronto democratico. Il sindaco, si legge in chiusura, ha preso atto della comunicazione, ha annunciato l’avvio di approfondimenti e si è riservato di aggiornare il Consiglio sugli esiti.
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