Caro Carburante
Nella cornice: Michele Demi, presidente di CNA Fita Grosseto
L’impennata del costo del gasolio sta portando l'autotrasporto italiano oltre il punto di rottura. A lanciare l'allarme è Cna Fita, evidenziando come l'aggiornamento dei valori del Ministero dei Trasporti dello scorso 17 marzo certifichi un aumento del prezzo del carburante del 30,09% rispetto a giugno 2025.
Per un autoarticolato (Classe D), questa variazione comporta un incremento dei costi totali di esercizio tra il 6% e l'8%.
«Le imprese non possono assorbire interamente un rincaro di questo tipo senza andare in perdita», sottolinea Michele Demi, presidente di Cna Fita Grosseto. «Il rischio è che i mezzi rimangano fermi, perché il viaggio costa più del guadagno».

Michele Demi
Nonostante Cna Fita riconosca l'importanza degli interventi del Governo per mitigare l'emergenza, l'associazione evidenzia come i prezzi continuino a crescere per dinamiche definite "incomprensibili".
«Il taglio delle accise di 20 centesimi – prosegue Demi – pur garantendo un parziale sollievo alla liquidità, viene di fatto "mangiato" da una speculazione fuori controllo, rendendo il beneficio impercettibile per le imprese di autotrasporto». Per questo motivo, l'associazione chiede un intervento ispettivo immediato sui meccanismi di formazione dei prezzi, specialmente per i rifornimenti extra-rete.
Cna Fita invita le imprese a non subire "ricatti commerciali" e ad applicare le tutele previste, come:
Contratti scritti: applicazione automatica della clausola Fuel surcharge per bilanciare gli incrementi energetici.
Contratti non scritti: non scendere sotto i Valori di riferimento del Ministero (Art. 14 D.L. 21/2022).
«Sotto questa soglia – conclude il presidente Demi – può scattare la responsabilità solidale della committenza per violazione della sicurezza stradale e sociale».
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