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ECONOMIA

Guerra in Iran, le stime sull'inflazione: 15mila imprese a rischio in Toscana

Impatto anche sulle famiglie: +768 euro l’anno. A rischio oltre 111mila lavoratori

Roberto Bata

19 Marzo 2026, 07:04

Guerra in Iran, le stime sull'inflazione: 15mila imprese a rischio in Toscana

Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana

La guerra in Iran rischia di avere effetti pesanti sull'economia toscana e della Maremma. Secondo le stime dell'Irpet presentate ieri, 18 marzo, in conferenza stampa alla presenza del presidente della Regione Eugenio Giani e del direttore dell'Istituto Nicola Sciclone, un rincaro del 50% dei beni energetici importati protratto per almeno dodici mesi potrebbe far salire l'inflazione dell'1%, ridurre il PIL toscano dello 0,3%, mettere a rischio circa 15mila imprese e oltre 111mila lavoratori, e incidere per almeno 768 euro l'anno sui bilanci delle famiglie.

Le stime IRPET: uno scenario da leggere con cautela

Le proiezioni si basano su uno scenario ipotetico di rincaro prolungato delle importazioni energetiche. Come ha sottolineato il direttore Sciclone, i dati devono essere letti con cautela: una più rapida risoluzione del conflitto potrebbe attenuarne sensibilmente gli effetti. Qualora i rincari assumessero invece carattere persistente, si trasmetterebbero progressivamente ai prezzi al consumo, ai costi di produzione, agli investimenti e all'occupazione, con effetti recessivi sull'economia.

Eugenio Giani e Nicola Scicolone durante l'incontro (Foto Regione Toscana)

I settori produttivi più esposti sono quelli a maggiore intensità energetica, in primo luogo trasporti e magazzinaggio, ma le ricadute si estenderebbero a gran parte del sistema economico. Circa 15mila imprese toscane, il 5% del totale, potrebbero trovarsi in situazioni di crisi o difficoltà, con ricadute occupazionali su oltre 111mila lavoratori.

Famiglie: 768 euro in più all'anno, con impatto maggiore sui redditi bassi. Giani: «Appello alla pace e riduzione delle accise»

Sul fronte delle famiglie, la simulazione Irpet stima un aumento medio della spesa di circa 768 euro annui, pari a un'incidenza dell'1,7% sul reddito. L'impatto risulterebbe più elevato per i nuclei con minore disponibilità economica.

«Gli effetti della guerra sotto il piano umano, sociale, etico sono sotto gli occhi di tutti, ma anche sul piano economico il salasso è molto forte. Per questo voglio innanzitutto rinnovare il mio appello alla pace», ha dichiarato il presidente Giani in apertura della conferenza stampa.

Sul fronte delle risposte possibili, Giani ha indicato due direttrici: «La Regione può proseguire con gli interventi che già stiamo facendo sotto il profilo energetico con la valorizzazione delle energie rinnovabili per dipendere il meno possibile nella nostra bolletta dell'energia che arriva dal carbon fossile. Quindi fotovoltaico, eolico, idroelettrico, possibilità di incrementare il già molto alto livello dell'energia geotermica. Abbiamo già pianificato di arrivare nel 2030, dal 51% al 66% di copertura del nostro fabbisogno con energia autoctona».

Sul governo nazionale ha aggiunto: «È necessario chiedere al governo di ridurre le accise. Non si possono tenere le accise che abbiamo alla luce di questa situazione economica».

Leonardo Marras

Marras: «Scenari ipotetici ma sempre meno remoti»

«Gli scenari che osserviamo restano, al momento, ipotetici, ma ogni giorno questa nuova e drammatica escalation della guerra in Medio Oriente li rende sempre meno remoti — ha dichiarato l'assessore all'economia Leonardo Marras — Per un'economia di trasformazione, fortemente esposta ai mercati internazionali come quella toscana, il rischio è di trovarsi di fronte all'ennesimo shock dopo anni già segnati da crisi globali».

Marras ha indicato due priorità di intervento nazionale: «Misure per proteggere il potere d'acquisto delle famiglie e contrastare il caro vita e, al contempo, provvedimenti concreti a sostegno delle imprese energivore, che rischiano in breve tempo di registrare enormi perdite». L'assessore ha sottolineato anche «l'incertezza sulla ripresa stabile dei rapporti commerciali con l'Est asiatico, che per molte delle nostre filiere rappresentano uno sbocco strategico».

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