Mercoledì 18 Febbraio 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

Eccellenza artigiana

Una montagna d’oro: Ad-Meata trionfa a Birra dell’anno 2026 con "La gatta"

Un riconoscimento nazionale per una ricetta che parla di territorio

Federico Catocci

18 Febbraio 2026, 08:19

Una montagna d’oro: Ad-Meata trionfa a Birra dell’anno 2026 con "La gatta"

"La Gatta" insieme a Jean Claude Zacchini e Katia Pii che hanno condiviso il premio

Se il bilancio della Toscana è ottimo, quello per la provincia di Grosseto è stratosferico. L'Amiata infatti esce da “Birra dell’Anno” 2026, il concorso organizzato da Unionbirrai, con un trofeo d'oro.

A salire sul gradino più alto è stato il Birrificio Ad‑Meata Brew House, premiato nella categoria dedicata alle birre con castagne con “La Gatta”. E per la provincia è una notizia che scalda il cuore: perché quel nome, Ad‑Meata, racconta già una geografia e un’appartenenza. Così come la ha raccontata al concorso organizzato dall'associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti.

La birra dell'anno 2026

Ad‑Meata è un progetto giovane, ma con radici profonde: nasce sull’Amiata e nel nome porta le “radici” stesse del monte che lo ospita, come a dichiarare fin da subito la direzione: birre che parlano il linguaggio del territorio, delle sue materie prime e dei suoi paesi. Il birrificio, aperto a Santa Fiora nell’agosto 2024, festeggerà il secondo anno di attività il 12 agosto 2026 e c’è un dettaglio che rende la vittoria ancora più emozionante: “La Gatta” era stata scelta proprio per celebrare il primo compleanno, e adesso è la birra che porta a casa l’oro nazionale.

Un dettaglio dell'impianto di produzione di Ad Meata

La Gatta e Ad Meata sul tetto d'Italia​

“La Gatta” non è soltanto un’etichetta: è un pezzo di Amiata in lattina, dedicato (come le altre) a un borgo e alle sue storie. In questo caso il riferimento è Montegiovi, frazione che entra nel racconto del birrificio attraverso una birra che unisce freschezza, sapidità e un finale sorprendente. È una gose con un’identità netta, costruita su contrasti in equilibrio: dal corpo leggero e acidità sottile ma presente. Un tocco appena percettibile di coriandolo ne esalta la bevibilità. Sul finale emergono le castagne affumicate, accompagnate da una delicata sapidità. La birra agricola è non filtrata e non pastorizzata, con ingredienti dichiarati uno per uno (acqua, sale marino, lievito, malto d’orzo, fiocchi di frumento, coriandolo, castagne affumicate al 14% e luppolo).

La cantina di Ad Meata

Jean Claude Zacchini, titolare del birrificio, racconta la vittoria con lo stesso tono con cui si racconta una salita fatta bene: «Sono felice perché stiamo raggiungendo dei bei risultati. La cosa bella di questa vittoria è che come sempre abbiamo raggiunto un risultato utilizzando materie prime del territorio». Poi entra nel cuore della ricetta e del perché questa birra sia diventata così riconoscibile: «La birra è fatta con i marronsecchi di nostra produzione, la parte di affumicatura che bilancia il sale marino nella birra dà particolarità che la rende unica nel suo genere. La birra ha avuto questo clamore perché ha degli aromi mai accostati».

Dietro il premio, però, c’è anche una visione precisa: lavorare per arrivare a una filiera locale sempre più completa. «Questo 2026 Ad‑Meata, raggiungerà praticamente il 90% del proprio fabbisogno di materie prime per produrre birre, da produzioni locali, a km praticamente 0. Avremo presto il nostro orzo maltato, arriva da orzo biologico da una azienda del territorio ed è maltato dai mastri birrai umbri. Abbiamo oramai il nostro luppoleto e siamo sempre noi che produciamo i marronsecchi che usiamo per le birre», spiega Zacchini. È un passaggio che vale quanto uno slogan: la qualità non viene soltanto immaginata, ma coltivata, programmata, resa possibile stagione dopo stagione.

Il luppoleto​

Alla premiazione, Ad‑Meata non si è presentata con una sola carta: accanto alla vincitrice “La Gatta”, il birrificio ha portato anche altre produzioni che raccontano quanto il laboratorio ami sperimentare restando, però, ancorato al territorio. «Ne avevamo anche altre come la birra fatta per Montalcino, dal nome “Beccamorta”, fatta in collaborazione con la cantina Mocali che produce Brunello. Una birra di alta qualità con mosto di uva di Sangiovese, una originale», spiega ancora Zacchini. E intanto la "mappa" dell’Amiata continua ad ampliarsi: l’ultima nata, dedicata al territorio amiatino, è la “Badenga”, ulteriore tassello di una linea in cui ogni birra diventa un paese, una tradizione, un riferimento identitario.

Il birrificio visto dall'ingresso del locale​

Ora l’obiettivo è consolidare: crescere senza perdere l’anima. In famiglia e in squadra: Katia Pii, moglie di Zacchini, sta portando a termine un importante corso per mastri birrai a Padova, mentre la produzione continua a poggiarsi anche sull’altro perno del birrificio, il mastro birraio Giulio Fornai. Mentre a Santa Fiora il birrificio connesso al locale, si rafforza anche il lato “accoglienza”, con la tap room, lo spazio dedicato alla degustazione e al racconto guidato delle etichette: «Nella room si fanno degustazioni, percorsi di assaggi, un'esperienza degustativa sulle nostre nove birre e che si possono assaggiare ascoltando la descrizione di ognuna e la sua storia. Associato a ogni degustazione c’è un prodotto gastronomico locale, uno per ogni birra». E non finisce qui: «Si può fare giro del birrificio e osservare anche le varie fasi di produzione fino a degustare le varie birre realizzate. Questa estate abbiamo intenzione di aprire anche in piazza e abbinare le birre artigianali a varie pizze gourmet».

Katia Pii con il trofeo e la targa della vittoria​

In un concorso dove i podi sono il risultato di assaggi e valutazioni tecniche, “La Gatta” ha portato l’Amiata dentro un riconoscimento nazionale con un messaggio chiarissimo: quando l’artigianalità incontra una filiera vera e una storia coerente, anche una birra “di borgo” può diventare la più forte della categoria.

E per Santa Fiora (e per tutta la montagna) questo oro è molto più di una medaglia: è un racconto che profuma di castagne, di lavoro, di identità, e che adesso può viaggiare lontano senza dimenticarsi da dove viene.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie