Il processo
Nicolás Del Rio
È arrivata ieri, 22 gennaio 2026, davanti alla Corte d'Assise di Grosseto la terza - e ultima - ricostruzione degli ultimi attimi di vita di Nicolás Matías Del Rio, il corriere di origini argentine rapito con l'inganno e ucciso ad Arcidosso nel maggio 2024. Del Rio si occupava del trasporto di borse di alta gamma prodotte nelle pelletterie locali ed era stato sequestrato con uno stratagemma il 22 maggio 2024 ad Arcidosso proprio mentre si trovava, per la prima volta da solo dopo mesi di affiancamento, alla guida del suo furgone sprovvisto di tracciamento gps.
Il corpo del giovane è stato poi rinvenuto circa un mese dopo in un pozzo nel giardino di una villetta in località Case Sallustri (nel comune di Arcidosso). Il padre di uno dei tre imputati lavorava come manutentore proprio all'interno della villa.

Il cancello della villetta e la foto della vittima
Dopo le testimonianze rese il 14 gennaio dai primi due imputati, Gjoni e Bozkurt, ieri è stato il turno di Emre Kaja, ventinovenne turco.
La Nazione riporta le dichiarazioni del terzo componente della banda. Secondo quanto riportato dallo stesso Kaja, che fissa la data dell'omicidio al 24 maggio, a uccidere Del Rio sarebbero stati gli altri due complici, Gjoni lo avrebbe ridotto in fin di vita e Bozkurt avrebbe poi portato a termine l'uccisione: «Io non ero presente», ha affermato l'imputato per poi aggiungere che i due non gli avrebbero neanche comunicato il motivo della decisione.
Nicolás Del Rio, secondo questa terza versione, sarebbe dunque stato strangolato da entrambi i complici. Kaja ha quindi fornito una versione completamente diversa da quelle riportate da Gjoni e Bozkurt che invece si sono accusati a vicenda.

I sigilli sulla scena del crimine
Nel corso della scorsa udienza davanti alla Corte d’Assise erano infatti emerse versioni contrastanti sull’accaduto. Klodjan Gjoni, dopo aver ammesso di aver bloccato il furgone di Del Rio e di essersi mosso per la vendita della refurtiva dal valore di circa 500.000 euro, aveva raccontato di essersi recato alla villetta la mattina del 24 maggio insieme a Ozgur Bozkurt, sostenendo che fosse stato quest’ultimo a strangolare la vittima, rinchiusa da due giorni senza cibo né acqua nella soffitta.
Bozkurt aveva però ribaltato completamente il racconto: secondo lui, sarebbe stato Gjoni a uccidere Del Rio già la sera del 23 maggio e ad averlo confessato ai complici in un bar.
Il corpo, rimasto nella soffitta per giorni, sarebbe stato poi occultato il 29 maggio nel pozzo della villetta con l’aiuto del terzo imputato, Kaja, lo stesso luogo dove è stato successivamente ritrovato dagli inquirenti.
Come riportato dal quotidiano La Nazione, Kaja ha concluso la sua testimonianza in aula affermando che «l'unico che sa tutto è Dio».
Secondo le ricostruzioni e le dichiarazioni, sarebbe stato Gjoni, l'unico che la vittima ha visto in faccia, a fermare il furgone di Del Rio e con la scusa di un guasto al proprio mezzo, lo avrebbe convinto a farsi dare un passaggio. La vittima sarebbe poi stata costretta a guidare fino a un posto isolato, dove lo attendevano anche Bozkurt e Kaja. Una volta raccolta la refurtiva, i tre avrebbero dato fuoco al furgone e rapito Del Rio portandolo nella soffitta della villetta dove è rimasto legato, imbavagliato e con un sacchetto in testa, fino al giorno della sua morte. Resta da capire quale sia la data dell'omicidio e chi sia stato a compiere il gesto.
Tre versioni diverse della stessa storia e l'unica triste e spaventosa certezza che Nicolás Del Rio sia stato barbaramente ucciso dopo essere stato rapito con l'inganno e tenuto prigioniero in condizioni disumane.

L'ingresso della villa
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