L'omicidio
Pasquale Linarello e Chiara Poggi
“Io non ho mai visto in 26 anni di carriera un orario di morte così preciso, 9.12-9,26”. Il genetista Pasquale Linarello, intervenuto nell’ultima puntata di Quarta Repubblica, andata in onda su Rete 4, è tornato a parlare della – presunta – ora di morte di Chiara Poggi. Il dibattito sul delitto di Garlasco si è acceso proprio sugli errori, o quantomeno sulle controversie, legate allo stabilire la morte della giovane, che non è stata pesata.
“Chi ha detto che Chiara Poggi ha aperto la porta alle 9.12? Alle 9.12 viene staccato l’allarme – afferma il genetista – siccome in sentenza c’è scritto 9.12-9.35, semplicemente perché stabiliamo già nella perizia di Porta e Occhetto che Alberto Stasi ha lavorato attivamente dalle 9.35 quando ha acceso il computer, ricordo anche che questo orario della morte viene spostato a seconda degli alibi che vengono forniti”. “Sta di fatto che 9.12 – prosegue Linarello – è perché noi abbiamo contezza dello sgancio dell’allarme da parte di qualcuno. Potrebbe anche essere Chiara Poggi che apre al gatto e al cane, noi non lo sappiamo”.
“Aspetterei la relazione medico legale della dottoressa Cattaneo, che sta valutando materiale istologico e fotografie fatte dal dottor Ballardini nel 2007 – prosegue Linarello – rispetto all’orario della morte secondo Avato, Ballardini indicava 10.30-12,30. Questo orario è ballerino rispetto ai dati e a come si interpretano. Ma soprattutto aspetterei la relazione del colonnello Berti del Ris di Cagliari che integrando questi dati sarà fondamentale”.

Pasquale Linarello a Quarta Repubblica
Nel lungo e complesso percorso giudiziario del delitto di Chiara Poggi, la consulenza Linarello rappresenta uno degli snodi più delicati e meno compresi dal grande pubblico. Il suo peso non dipende soltanto dai risultati genetici, ma anche dal modo in cui quel documento è entrato, uscito e rientrato nel circuito giudiziario.
Pasquale Linarello, genetista forense, nel 2016 venne incaricato dalla difesa di Alberto Stasi di analizzare il materiale biologico recuperato sulle unghie di Chiara Poggi. Quella traccia, di difficile interpretazione per la sua natura minima e frammentata, fu rianalizzata con metodi avanzati di DNA a bassa quantità. Linarello sostenne che il profilo maschile non era attribuibile a Stasi e risultava compatibile con la linea genetica di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.
Questo non significava, sul piano scientifico, che la consulenza individuasse l’assassino. La genetica forense non può stabilire quando una traccia è stata depositata né in quale contesto. Tuttavia, un profilo maschile sotto le unghie di una vittima di omicidio è compatibile con un contatto fisico durante l’aggressione. È questa ambiguità, tra potenzialità probatoria e limiti tecnici, che rende la consulenza Linarello così centrale.

Il conduttore Nicola Porro
Negli anni successivi, quella relazione non entrò formalmente nel procedimento di archiviazione di Sempio del 2017. Il documento circolò tra avvocati e consulenti, arrivando al generale Luciano Garofano, ex comandante dei RIS, che ne fece una valutazione tecnica. Questo passaggio informale prima del deposito ufficiale ha sollevato interrogativi sulla gestione degli atti riservati.
La puntata completa
Quando il caso Garlasco è stato riaperto con nuove verifiche genetiche, le analisi della magistratura hanno confermato un punto centrale della consulenza Linarello: il DNA maschile sulle unghie di Chiara Poggi non appartiene ad Alberto Stasi. Questo ha riportato il lavoro del genetista al centro del caso.
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