L'omicidio
Alessandro De Giuseppe e i pedali della bici di Stasi
“Due grammi e mezzo di dna pulito che compaiono magicamente con un tampone solo sui due pedali dopo aver scandagliato la bicicletta dove non c'è nulla riconducibile a Stasi”. Clamoroso affondo di Alessandro De Giuseppe, giornalista de Le Iene, che nell'ultima puntata di Zona Bianca, andata in onda domenica 4 gennaio e tornata a occuparsi del delitto di Garlasco, è andato all'attacco sul dna di Chiara Poggi rinvenuto sulla bicicletta dell'allora fidanzato.
“La magia non esiste o almeno noi non crediamo alla magia”, ha detto il conduttore Giuseppe Brindisi. “Arriva una telefonata, mi prendo la responsabilità di quello che sto dicendo – ha aggiunto De Giuseppe – e dopo un quarto d'ora appare questo dna, pulitissimo, due grammi e mezzo, sui pedali. Normalmente si trovano picogrammi, perché si presume arrivi dna proveniente dalla suola delle scarpe”. “Arriva una telefonata da chi?”, la domanda di Brindisi. “Io lo so, ma forse è meglio che non lo dica – ha risposto il giornalista de Le Iene – devo stare attento a spalancare il gas, perché se spalanco il gas diventa un problema in questo momento. Da una persona che stava indagando”. “Cioè una persona che stava indagando telefona e che fa?”, ha chiesto ancora il conduttore. La risposta: “Dice datemi qualcosa per incastrare Stasi”.

Alessandro De Giuseppe con Giuseppe Brindisi
Da settimane il pubblico attende il servizio annunciato da Le Iene sul delitto di Garlasco, firmato dal giornalista Alessandro De Giuseppe. L’inchiesta — dedicata all’omicidio di Chiara Poggi del 2007 — è stata presentata come un approfondimento capace di portare nuovi elementi e testimonianze inedite. Nonostante le anticipazioni e le aspettative create, la puntata promessa non è ancora stata trasmessa, alimentando curiosità e domande.
La trasmissione ha lasciato intendere che il materiale giornalistico sia già pronto. In altre interviste De Giuseppe ha spiegato che, vista la delicatezza dei contenuti, è stato chiesto alla redazione di attendere prima di mandarlo in onda. La decisione non sarebbe legata a semplici questioni televisive, ma alla volontà di non interferire con valutazioni e attività giudiziarie ancora sensibili. Lo stop appare quindi come una scelta di prudenza, più che un ripensamento editoriale.
Da quanto trapela, l’inchiesta ruoterebbe attorno a testimonianze nuove che potrebbero offrire una lettura diversa di alcuni passaggi cruciali della mattina dell’omicidio. Il servizio, inoltre, potrebbe essere ulteriormente aggiornato prima della messa in onda, perché nel frattempo continuano a emergere elementi che la redazione sta verificando con la massima attenzione.
Al momento, l’ipotesi più realistica è che il servizio venga trasmesso solo quando saranno superate le ragioni di riservatezza che ne hanno imposto il rinvio. La redazione di Le Iene ribadisce l’obiettivo di offrire un lavoro completo, accurato e rispettoso delle persone coinvolte, senza compromettere le esigenze della magistratura. Fino ad allora, l’inchiesta resterà in sospeso: pronta a emergere, ma ancora trattenuta dall’equilibrio sottile tra informazione e giustizia.
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