Memoria
La consegna della benemerenza in Consiglio Comunale con l'amministrazione e la famiglia di Scapecchi
La città di Grosseto si è stretta nella mattina del 20 marzo attorno alla figura di Alessandro Scapecchi, il campione di pugilato scomparso che ha segnato la storia dello sport maremmano e nazionale. Durante una solenne seduta del Consiglio comunale, è stata conferita la civica benemerenza alla memoria di un uomo che, dentro e fuori dal ring, ha rappresentato un modello di disciplina e passione.
Nato a Grosseto nel 1958, Scapecchi ha scalato le vette del pugilato professionistico, conquistando il titolo di campione italiano nelle categorie dei pesi leggeri e superleggeri. Dopo aver calcato i ring più prestigiosi d'Europa, ha dedicato oltre trent'anni della sua vita alla crescita dei giovani atleti come allenatore, diventando il pilastro del movimento pugilistico locale.
Alla presenza della moglie, della figlia e dei familiari, la cerimonia è stata scandita dalla proiezione di un video commemorativo che ha ripercorso i momenti salienti della sua carriera. Il conferimento della benemerenza è stato accompagnato da parole di profonda stima da parte dei vertici dell'amministrazione.

Un momento della seduta del Consiglio
«Con il conferimento della civica benemerenza alla memoria di Alessandro Scapecchi — ha affermato il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna — l’Amministrazione comunale intende riconoscere il valore di un uomo che ha saputo rappresentare Grosseto con serietà, impegno e passione, sia nel corso della sua carriera sportiva sia, soprattutto, nel lavoro svolto per tanti anni a favore dei giovani. Scapecchi ha incarnato i valori più autentici dello sport, diventando un punto di riferimento per intere generazioni».

Antonfrancesco Vivarelli Colonna
Particolarmente toccante è stato l'intervento del presidente del Consiglio comunale, Fausto Turbanti, che ha svelato un lato inedito e privato del legame con la famiglia Scapecchi.
«Alessandro non è stato soltanto un grande atleta, ma una persona che ha lasciato un segno profondo nella vita di molti, compresa la mia — ha ricordato Turbanti — Con la sua famiglia mi lega un rapporto che dura dal 1985. Nell’officina da fabbro di suo padre ho imparato tanto, anche a saldare: sono esperienze semplici, ma sono quelle che ti formano davvero». Il presidente ha poi sottolineato l'eredità morale del campione: «Era una persona autentica, capace di insegnare dentro e fuori dal ring».

La consegna del riconoscimento insieme al presidente del Consiglio Fausto Turbanti (a sinistra) e al sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna (a destra)
L'onorificenza è stata assegnata con una motivazione che sintetizza una vita spesa per lo sport e per la comunità: «Per aver dato lustro alla città di Grosseto nel panorama del pugilato nazionale e internazionale e per l’impegno e la passione con cui ha dedicato la propria esperienza alla formazione di generazioni di giovani pugili, trasmettendo i valori dello sport e contribuendo alla crescita della comunità sportiva grossetana».
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