Conservazione
I consiglieri comunali Claudio Pantaloni e Tommaso Pastorelli insieme al dott. Pietro Rontani, assegnista di ricerca dell’Università di Parma
Alla Peschiera di Santa Fiora prosegue il progetto di ripopolamento e conservazione della trota mediterranea (Salmo ghigii), specie autoctona oggi fortemente minacciata. Nei giorni scorsi nella struttura si sono svolte attività ittiogeniche legate alla fecondazione artificiale dei riproduttori allevati nell’impianto.
Le attività sono state realizzate nell’ambito della collaborazione tra Comune di Santa Fiora, Gen Tech Srl e Università di Parma, con il coinvolgimento degli studenti del master interateneo in Gestione e conservazione dell’ambiente e della fauna dell’ateneo parmense. L’obiettivo è unire operatività sul campo, formazione e ricerca, trasformando la Peschiera anche in un luogo dedicato alla didattica e allo studio scientifico.
Il Comune sottolinea che il progetto, centrato su ambiente, ricerca scientifica e gestione sostenibile del territorio, continua a crescere ed evolversi, facendo di Santa Fiora un punto di riferimento per la conservazione della fauna ittica.

Le attività alla Peschiera
La trota mediterranea (Salmo ghigii) è una trota autoctona dell’area appenninica e, storicamente, di gran parte dell’Italia peninsulare (con popolazioni differenziate anche in Sardegna e Corsica), ma oggi il suo areale si è fortemente ristretto a pochi torrenti e bacini dove la componente genetica originaria è rimasta più “pulita”. Vive tipicamente nella cosiddetta “zona dei salmonidi”: corsi d’acqua freschi e ossigenati, spesso torrentizi, con fondo ghiaioso o sassoso e tanti rifugi naturali tra massi e anfratti.

Trota mediterranea (Linea del fibreno - foto di Novaculum - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=149469940)
Una caratteristica che la rende particolarmente interessante, anche in un contesto come quello dell’Amiata e delle sorgenti, è la sua capacità di tollerare (entro certi limiti) condizioni più calde e meno ricche di ossigeno rispetto ad altre trote, adattamento legato al clima mediterraneo e alla variabilità di portata dei torrenti. Anche l’aspetto è molto variabile: alcune popolazioni presentano soprattutto punti scuri, altre puntini rossi e bande mimetiche, differenze che dipendono sia dall’ambiente sia dal patrimonio genetico locale.

Attività alla peschiera di Santa Fiora
Proprio qui sta il nodo della conservazione: la minaccia principale, oltre al degrado dell’habitat (captazioni idriche, modifiche dell’alveo, frammentazione), è l’ibridazione con trote alloctone o di ceppi non locali introdotte per ripopolamenti a fini di pesca, che può “diluire” nel tempo la genetica autoctona. Per questo le linee di gestione più moderne insistono su un principio semplice ma cruciale: ogni bacino dovrebbe essere considerato una unità di gestione autonoma, evitando spostamenti di trote da un corso d’acqua all’altro che rischiano di compromettere identità e adattamenti locali.
In quest’ottica, progetti di conservazione come quello della Peschiera (con riproduzione controllata e supporto scientifico) non servono solo ad “aumentare i numeri”, ma a proteggere un patrimonio biologico unico, legato ai torrenti e alle sorgenti della Toscana interna.
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