ONU
Butteri maremmani a Grosseto
Il 2026 è stato ufficialmente proclamato dalle Nazioni Unite come Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, un’iniziativa che mira a valorizzare il ruolo cruciale di chi vive e lavora nelle aree rurali custodendo uno dei patrimoni più antichi e fragili del pianeta: i pascoli.
Dietro questa decisione c’è la consapevolezza che i sistemi pastorali tradizionali, spesso poco visibili nel dibattito pubblico, sono in realtà fondamentali per l’equilibrio ambientale, la sicurezza alimentare e la tutela della biodiversità.

Butteri all'Alberese durante la classica "spocciatura" dei vitelli
Secondo studi FAO e partner, circa il 26% delle terre emerse libere da ghiacci è utilizzato per il pascolo. Questi ecosistemi sostengono la vita di centinaia di milioni di persone e milioni di animali. Eppure, pressioni come il cambiamento climatico, la perdita di accesso alle terre comuni, la scarsità d’acqua e la marginalizzazione economica dei pastori stanno mettendo in crisi un modello produttivo basato su cicli naturali, mobilità e conoscenze ancestrali.
L’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori avrà dunque l’obiettivo di aumentare la consapevolezza pubblica su questi temi, sostenere politiche di sviluppo sostenibile e promuovere scambi di conoscenze tra paesi e comunità pastorali di tutto il mondo. Verranno promossi forum internazionali, progetti di cooperazione e iniziative educative dedicate soprattutto ai giovani, chiamati a raccogliere l’eredità di un mestiere antico ma sempre più attuale.

Greggi di pecore attraversano Madrid
Per la Maremma, questa proclamazione ha un significato particolarmente profondo. Il territorio, tra pianure costiere e colline dell’interno, è da secoli una terra di pascoli, butteri e greggi. Qui la pastorizia ha plasmato il paesaggio e l’identità collettiva, intrecciandosi con la storia della transumanza, la produzione casearia e la cultura contadina.

Pastori con il gregge alle prime luci dell'alba
Ancora oggi, i pascoli maremmani sono custodi di biodiversità e di razze autoctone, allevate in sistemi estensivi che rispettano gli equilibri naturali. La gestione tradizionale dei pascoli, contrariamente a quanto si pensi, contribuisce alla conservazione degli habitat aperti e al controllo degli incendi, oltre a garantire prodotti di alta qualità come formaggi, carne e lana.
Tuttavia, anche la pastorizia maremmana si confronta con le sfide del presente: la difficoltà di accesso alle terre, la burocrazia, la carenza di ricambio generazionale e la competizione con modelli produttivi industrializzati. In questo senso, l’iniziativa ONU può offrire un’occasione preziosa per riportare al centro dell’agenda politica e culturale il tema del pascolo sostenibile, anche a livello regionale.

Pastore con il proprio gregge di pecore
Nel 2026 (e oltre) la sfida sarà proprio questa: trasformare la memoria pastorale in una chiave moderna di sostenibilità. Un percorso che parte dalle steppe mongole e dai pascoli di tutto il mondo, ma che parla anche al cuore della Maremma, dove la relazione tra uomo, terra e animali continua a raccontare una storia di identità e resistenza.
La decisione di proclamare il 2026 Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori è il risultato di un percorso diplomatico iniziato nel 2019, quando la Mongolia ha avanzato per prima la proposta all’ONU, forte di una tradizione pastorale millenaria basata su grandi spazi di steppe e allevamento mobile. Proprio il governo mongolo ha costruito, nel corso di alcuni anni, una vasta alleanza internazionale di Paesi e organizzazioni, dimostrando come la tutela dei pascoli sia una questione globale che riguarda sviluppo rurale, lotta alla povertà e contrasto al cambiamento climatico.

Butteri
Nel marzo 2022 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione che istituisce l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori 2026, co-sponsorizzata da oltre 60 Stati membri di tutte le regioni del mondo. Il testo riconosce il pastoralismo come un “mezzo di sussistenza dinamico e trasformativo”, strettamente legato a ecosistemi diversi, culture locali, conoscenze tradizionali e capacità di convivere con la natura, e sottolinea come pascoli sani siano essenziali per economie rurali resilienti, sicurezza alimentare e conservazione degli ecosistemi.
Per l’attuazione dell’Anno Internazionale, l’ONU ha incaricato la FAO come agenzia capofila, con il compito di coordinare iniziative, campagne di sensibilizzazione e momenti di confronto tra governi, comunità pastorali, mondo della ricerca e società civile. L’obiettivo è mobilitare impegni politici e risorse per migliorare la gestione sostenibile dei pascoli, rafforzare i diritti di accesso alle terre, sostenere i servizi veterinari e il benessere animale, promuovere mercati equi per i prodotti pastorali e favorire il protagonismo delle comunità, comprese donne e giovani, nei processi decisionali.

Pastori a Madrid con il gregge di pecore
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy