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Lavoro nero a 6 euro l'ora: sfruttati come bestie nei campi. Documenti falsi redatti a Grosseto

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Venivano reclutati per lavorare nei campi e pagati la miseria di 6 euro l'ora, impiegati tra le 8 e le 10 ore al giorno in aziende agricole di Perugia, Grosseto, Siena e Arezzo. Lavoravano, scrive in una nota la Procura della Repubblica di Perugia guidata da Raffaele Cantone "in condizioni indegne e particolarmente faticose, senza alcuna dotazione di dispositivi di sicurezza, senza alcuna formazione e senza l'invio alle previste visite mediche, a fronte di un contratto che prevedeva 6 ore giornaliere". Almeno settanta gli stranieri, di cui molti clandestini, che sono stati sfruttati da quella che era una vera e propria organizzazione smantellata dalla Procura.
Il Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro (Nil) di Perugia, con l'ausilio dei militari dell'Arma di Perugia, Grosseto e Siena e del personale del Gruppo tutela lavoro di Roma, ha eseguito un provvedimento cautelare emesso dal Gip che ha disposto gli arresti domiciliari per un uomo e quattro obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli indagati sono tutti di nazionalità turca e marocchina, hanno tra i 35 e i 45 anni e sono legati da vincoli di parentela. Sono titolari di due ditte agricole e vivono nella provincia di Perugia. Secondo l'accusa avevano costituito una compagine "dedita alla commissione di reati, nella fattispecie di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro con violazione dei contratti nazionali e delle norme sulla sicurezza del lavoro".
La nota della Procura spiega che le indagini, condotte dal Nil, erano iniziate circa un anno fa, quando una società cooperativa sociale di Perugia, che si occupa delle persone vittime di tratta ai fini dello sfruttamento e della loro protezione, aveva segnalato il caso di un nigeriano clandestino che veniva sfruttato sul lavoro e subiva violenze da parte degli indagati.
Gli stranieri "vivevano in condizioni precarie - spiega ancora la Procura - quasi tutti alloggiavano in un casolare fatiscente in località Panicale per la cui sistemazione di un posto letto pagavano mensilmente l'importo di circa 150 euro, somma che veniva arbitrariamente sottratta con violenza o minaccia della già misera retribuzione percepita". Non solo quindi venivano sfruttati miseramente, ma erano anche costretti a pagare per vivere in condizioni disperate. I carabinieri hanno accertato che dal casolare gli stranieri partivano a bordo di furgoni in cui venivano stipati e dopo aver affrontato lunghe trasferte, venivano condotti nei campi senza alcun diritto riconosciuto: né pasti, né ferie, né riposi. Ai lavoratori, inoltre, non veniva consegnato il contratto, né le buste paga e venivano lasciati "nell'inconsapevolezza dei loro diritti connessi al rapporto di lavoro".
Nel corso di un blitz in una delle aziende oggetto degli accertamenti, il titolare aveva esibito ai militari una falsa documentazione sulla sicurezza "che era stata creata ad hoc da un centro di formazione in materia di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro di Grosseto, gestito da una professionista italiana". La Procura per vederci chiaro ha emesso un decreto di perquisizione nei confronti dei soggetti riconducibili al centro di formazione nonché ai suoi diretti collaboratori e a seguito delle indagini sono stati denunciati la titolare, due collaboratori esterni con funzione di docente e un dipendente per aver redatto i falsi attestati sulla sicurezza.
La Procura ha chiesto e ottenuto non solo l'applicazione delle misure cautelari, ma anche il sequestro preventivo, ai fini di confisca diretta, di oltre 230 mila euro a carico dell'uomo ai docimiciliari. Sono stati inoltre sequestrati i furgoni, ritenuti strumenti utilizzati per la commissione dei reati.
Un'operazione brillante, condotta in maniera veloce che ha permesso di sgominare quella che era una vera e propria banda che sfruttava il lavoro di poveri disperati, violando le più elementari delle regole.