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Grosseto, l'artista Francesco Mori denuncia la presenza di un'opera "oscena" al Polo delle Clarisse

francesco mori Francesco Mori

Scontro nel mondo dell'arte cittadina. Francesco Mori, già presidente di Fondazione Cultura e apprezzato artista nonché critico d'arte, denuncia la presenza, al Polo Le Clarisse, di quella che secondo lui sarebbe un'opera oscena.

"Con grande sorpresa ? racconta ? mi sono accorto che sulla scala che conduce dal primo al secondo piano sono sistemate una serie di grandi stampe fotografiche su tela; una, in particolare, ha catturato la mia attenzione. Il soggetto di questo scatto è un ragazzo attorno ai 20 anni, completamente nudo, che ripete la posa di un celebre quadro, dipinto attorno al 1603 da Caravaggio, intitolato amor vincit omnia. Il membro virile del giovane, ben visibile ed in primo piano, è coperto da un preservativo dal lungo serbatoio ciondolante. L'espressione irridente, sicura di sé e, soprattutto, la scabrosa esibizione del profilattico mi hanno portato a riflettere seriamente sulla valenza ideologica di questo tipo di operazioni culturali, arrivando alla conclusione che, anche in questa nostra realtà provinciale, è ormai stata definitivamente sdoganata una concezione dell'arte che vede come valori da diffondere la provocazione, l'oscenità e la dissacrazione. Due considerazioni mi vengono in mente: l'opportunità di esporre quest'opera come collezione stabile e la mancata segnalazione per i minori di contenuti, come si dice oggi, forti. Ma al di là di ciò desidero far capire al lettore che non tutti gli esperti del settore considerano opere come questa una forma d'arte. In base a quali idee sono stati giustificati simili episodi, ormai all'ordine del giorno? Si tratta; a mio parere, degli esiti estetici della cosiddetta rivoluzione sessuale".

Ma Francesco Mori va oltre "sottolineando la contraddizione e il contrasto stridente tra questa immagine scabrosa e il luogo che per secoli ha ospitato l'esaltazione della castità consacrata, mi sembra evidente".

"A pochi passi dalla cappella della chiesa dei Bigi e a una manciata di metri dalle pareti che ospitano la rassegna annuale La settimana della bellezza si annidano i frutti avvelenati della pornografia fatta passare per arte. La perizia dello scatto, la scelta del contrasto luminoso o qualsiasi altro dato formale non possono eliminare la sensazione di disgusto e di inappropriatezza generata in molti osservatori. Invito pertanto la cittadinanza e le istituzioni a richiedere la rimozione di questa stampa, non soltanto perché si tratta di un'immagine scabrosa ma perché denota l'avallo alla diffusione di una visione dell'uomo riduzionista, che confina il soggetto nell'ambito ristretto e asfittico della pura genitalità. Sono questi i valori che le istituzioni pubbliche vogliono propagandare? Questa inveterata attività di propaganda culturale non è la neutra proposizione di ciò che è universalmente riconosciuto come arte, ma un vero e proprio strumento politico finalizzato alla persuasione e alla modellazione delle coscienze, a partire da quelle dei ragazzi in età scolare. Solo l'amore per la vera bellezza e per ciò che è autenticamente umano potrà vincere questa deriva antropologica e, di conseguenza, estetica."