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Sorano, Monetti sulle cooperative di comunità: "Modello toscano strategico"

Un momento della visita a Sorano Un momento della visita a Sorano

In Toscana c'è un modello da seguire: Sorano. Ecco perché. "Vogliamo ascoltare i vari territori, il nostro obiettivo è quello di stare vicino alle cooperative, soprattutto quelle di comunità, e quelle che sono collocate in territori con opportunità particolari".
A dirlo è stato Alessandro Tatò, presidente di Confcooperative Habitat Toscana, che insieme al vicepresidente nazionale Massimiliano Monetti ha visitato la cooperativa di comunità San Giovanni delle Contee a Sorano, nel Grossetano, e la cooperativa sviluppo e futuro Levigliani a Stazzema, in Alta Versilia in provincia di Lucca. Visite che si inseriscono in un programma di incontri con le varie cooperative di comunità toscane. Erano presenti anche il presidente di Confcooperative Toscana Sud Mario Marchi e il presidente di Confcooperative Toscana Nord Lorenzo Giuntini, oltre al presidente di Confcooperative Toscana Alberto Grilli. Nel 2022 si contavano 19 cooperative di comunità associate a Confcooperative, con circa 300 soci, 50 addetti, 3 milioni circa di fatturato.
"Per il sistema nazionale di Confcooperative, il cantiere delle cooperative di comunità in Toscana è strategico. A livello italiano, la regione è molto attenzionata anche dalle altre regioni - ha dichiarato il vicepresidente nazionale Monetti -. Come movimento delle cooperative di comunità a livello nazionale abbiamo bisogno che il modello toscano sia un modello virtuoso. Proprio per questo motivo sono tornato a visitare, con piacere, per la terza volta le cooperative di comunità toscane. La nostra intenzione è quella di visitare, nel tempo, più realtà, da sud a nord le conosceremo tutte"."A Sorano, uno dei temi affrontati è stato quello di costruire comunità, relazioni basate anche sul rapporto economico visto che in certi territori non si fanno più investimenti imprenditoriali. Spesso si tratta di borghi e paesi dove le persone vanno soltanto a trascorrere le vacanze, in cerca di relax e tranquillità - ha sottolineato il presidente di Confcooperative Habitat Toscana Tatò -. Il nostro sforzo è quello di riportare soggetti a fare impresa. Certi territori si spopolano per mancanza di servizi e infrastrutture adeguate: andare a Sorano significa impiegare tre ore di macchina da Firenze, quando in tre ore si va a Roma. E anche mettere in collegamento le varie cooperative tra loro non è semplice perché i collegamenti rimangono difficoltosi, e quindi è complicato fare comunità".
"Quello della cooperativa San Giovanni delle Contee è un lavoro che crea comunità, tante componenti che creano un tessuto sociale. Il Gal (gruppo di azione locale) non deve seguire il modello dominante proposto dal mercato ma intercettare gli elementi di novità e farli crescere. Quindi valorizzare gli elementi di novità e non inseguire i modelli precostituiti -ha spiegato Andrea Brogioni della Far Maremma -. Abbiamo trovato nelle cooperative questi elementi di novità. Quello che più ci ha colpito è l'aspetto del lavorare insieme per un obiettivo comune, non un lavoro di profitto ma finalizzato a creare una comunità".
"A Stazzema, più che in altre zone, abbiamo l'obbligo di fare impresa. Basti pensare che nel nord della Toscana, tra Alta Versilia, Garfagnana e Lunigiana, ci sono almeno venti cooperative di comunità. Siamo di fronte ad una sorta di "capitale della cooperazione di comunità", conclude Tatò.