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Le mille colline del Rwanda sulla bici made in Maremma: l’impresa del grossetano Scafuro

L'atleta ha pedalato con una cargo artigianale su misura, studiata per le prove più estreme

Federico Catocci

11 Febbraio 2026, 16:18

Le mille colline del Rwanda sulla bici made in Maremma: l’impresa del grossetano Scafuro

Gianluca Scafuro in Rwanda (foto dal profilo Instagram)

Gianluca Scafuro, atleta di Grosseto del Cykeln Team fiorentino, è arrivato al traguardo della Race Around Rwanda 2026, una delle prove di ultracycling più dure del continente africano. Ha chiuso in 17ª posizione, completando la gara in sella a una cargo bike artigianale Tommasini, eccellenza delle bici made in Grosseto.

Un’impresa sulle “mille colline” del Rwanda

Scafuro ha portato a termine 1.005,88 km attraverso le celebri “mille colline” ruandesi, con 19.349 metri di dislivello positivo, 59 ore di movimento effettivo e un tempo totale di 93 ore e 34 minuti. Il traguardo è arrivato alle 2.38 del 6 febbraio, al termine di una sfida partita da Kigali il 1° febbraio insieme ad altri 150 atleti. La scelta tecnica è la vera particolarità dell’impresa: invece di una gravel tradizionale, l’atleta ha pedalato su Impanga, una cargo bike (cycle truck) costruita su misura a Grosseto da Tommasini Biciclette.

Scafuro all'arrivo

«All’inizio la gente mi guardava tipo “ma questo è matto, va con una cargo?”. Poi Impanga ha dimostrato che funziona eccome!», racconta Scafuro, spiegando come l’obiettivo fosse dimostrare che una cargo evoluta può affrontare anche competizioni estreme: «In Rwanda tanta gente usa biciclette ogni giorno per trasportare di tutto: riso, bombole del gas, mattoni, frutta. Volevo dimostrare che un cycle truck fatto bene può affrontare anche una gara così tosta».

Impanga, il “gemello” tra Maremma e Rwanda

Impanga (“gemello” in kinyarwanda) è stata progettata sulle misure biomeccaniche dell’atleta, con telaio in acciaio per resistenza e capacità di assorbire le vibrazioni e un baricentro basso per garantire stabilità anche su pendenze estreme. «Il nome Impanga significa “gemello” in kinyarwanda. Perché la Maremma e le colline rwandesi si assomigliano: stessa terra rossa, stesso profilo duro, stessa cultura della fatica», sottolinea Scafuro.

La gara non è sempre stata facile infatti. Il momento più critico è arrivato intorno al km 750, di notte: «Avevo freddo, fame e le energie erano finite. Andavo a piedi con la bici a mano, non riuscivo neanche a salire in sella», racconta. Dopo una sosta al checkpoint 4 (km 780), l’atleta ha trovato le energie nervose per ripartire e coprire gli ultimi 220 km fino a Kigali. Tra i ricordi più intensi, l’attraversamento notturno del Nyungwe National Park, foresta pluviale a 2.500 metri: «Sei lì a 2500 metri, circondato dalla giungla, l’umidità è altissima. La salita è dura, ma c’è una pace strana. Ecco, in quei momenti capisci perché fai queste cose».

Partner tecnici e progetto per il futuro

L’impresa è stata possibile grazie al supporto di diversi partner: Tommasini Biciclette per la costruzione della cargo bike; Udog per le scarpe gravel utilizzate per tutti i 1.005 km; Rockbros per abbigliamento tecnico e casco; il Ministero dello Sport ruandese per il supporto logistico. «Quando passi 59 ore effettive in movimento, i piedi sono fondamentali. E i miei hanno retto benissimo grazie alle calzature», evidenzia Scafuro. «Abbigliamento e casco mi hanno permesso di gestire sbalzi termici di oltre 30 gradi, dalle piogge tropicali al caldo asfissiante».

Scafuro durante il percorso (foto dal profilo Instagram)

Impanga non è solo una bici da gara, ma il primo tassello di un progetto più ampio: «È il prototipo di un progetto più grande: portare questa tecnologia cargo in Rwanda per migliorare la vita di chi usa la bici per lavoro ogni giorno», spiega l’atleta. L’obiettivo è dimostrare come cycle truck moderni ed efficienti possano alleggerire il lavoro di chi quotidianamente trasporta carichi pesanti sulle colline ruandesi.

La Race Around Rwanda

La Race Around Rwanda è una prova di bikepacking self-supported che si svolge interamente sul territorio ruandese, con partenza e arrivo a Kigali, circa 1.000 km e quasi 20.000 metri di dislivello positivo da affrontare in completa autonomia.

Una veduta della foresta (Foto di Nyungwe_Foprest_panorama.jpg: Guswenderivative work: Jjtkk - Questo file deriva da: Nyungwe Foprest panorama.jpg:, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26495047)

Il percorso attraversa il Nyungwe National Park e le iconiche “mille colline”, mettendo alla prova capacità fisiche, resistenza mentale e gestione strategica di sonno, alimentazione e materiali.

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