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Rossi-Simiani, scontro sulla Tirrenica: ennesimo duello sulla strada della vergogna

Giovanni Ramiri

10 Aprile 2026, 12:12

Rossi-Simiani, scontro sulla Tirrenica: ennesimo duello sulla strada della vergogna

Fabrizio Rossi e Marco Simiani

Il dibattito sul corridoio Tirrenico si trasforma in una rissa politica senza precedenti tra Fabrizio Rossi e Marco Simiani. Al centro dello scontro c'è il naufragio di un Ordine del Giorno al decreto Pnrr, un atto che avrebbe dovuto tracciare il futuro dell'infrastruttura ma che è finito nel tritacarne delle accuse incrociate tra Fratelli d'Italia e il Partito Democratico.

Fabrizio Rossi ha dato fuoco alle polveri a margine dei lavori, stigmatizzando il comportamento del deputato dem e definendolo un ostacolo al pragmatismo del governo. «Quella di oggi in Aula è stata un’occasione persa anche se rimane la volontà del governo di trovare la soluzione alle lungaggini che stanno rallentando il cammino per il passaggio dei progetti da Sat ad Anas» ha esordito l'esponente di FdI, spiegando che l'esecutivo era pronto a fare la propria parte. «Il governo era pronto ad accogliere l’Ordine del Giorno sul corridoio Tirrenico presentato dal collega Simiani, depurandolo di imprecisioni e inesattezze, ma il deputato Dem ha preferito rifiutare la riformulazione proposta dall’esecutivo. Se Simiani avesse accettato con senso di responsabilità questa riformulazione, l’Ordine del Giorno sarebbe stato votato pressoché all’unanimità dall’Aula». Rossi ha poi ribadito che la strategia della destra passa per l'articolo 30 del decreto Pnrr, una sorta di “tesoretto” post-2026. «Le risorse che risulteranno prive di obbligazioni al 30 giugno 2026 verranno riassegnate per specifiche iniziative. È esattamente in questo spazio di manovra che il Governo intenderà agire per finanziare opere strategiche. Lo scontro per fini elettorali o gli strapuntini in un Odg servono a poco. La Tirrenica non è un miraggio, ma una opera necessaria da affrontare con gli strumenti legislativi corretti».

La replica di Marco Simiani è stata un attacco frontale volto a smontare quella che definisce la propaganda della maggioranza, accusando Rossi di piaggeria nei confronti della premier Giorgia Meloni. «In questi anni non ho mai risposto apertamente al deputato di FdI Fabrizio Rossi nonostante abbia di fatto appoggiato e votato ogni provvedimento del suo governo contro la Tirrenica: dal vergognoso taglio delle risorse già stanziate, al mancato finanziamento dei tratti già cantierabili, dall'aumento delle tariffe autostradali nei pochi chilometri ammodernati alla mancanza di interventi di messa in sicurezza. La lista è così lunga che annoierebbe tutti» ha tuonato il deputato Dem. Simiani ha poi rivendicato la scelta di non scendere a patti sulla riformulazione del testo. «Oggi interviene a margine della discussione del mio Odg – e sottolineo a margine perché non ha mai avuto il coraggio di intervenire in Aula per paura di non contraddire Giorgia Meloni – e accusa me di aver perso una occasione perché ho proposto di finanziare la Tirrenica con i soldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che il suo governo non ha saputo spendere? Parlando poi di inesistenti cavilli burocratici e dimostrando di non conoscere neppure la differenza tra un atto di indirizzo e un testo normativo. Chiunque avesse seguito con una minima attenzione il dibattito avrebbe capito che non ho accettato la riformulazione perché avrebbe azzerato completamente le premesse e tolto ogni riferimento alla Tirrenica e proprio all'articolo 30 del decreto da cui provengono le risorse. Caro Fabrizio Rossi, sei te che hai perso un'occasione, quella di rimanere in silenzio».

Nella vergogna per il mancato ammodernamento della Tirrenica e nello stucchevole dibattito che va avanti da decenni, quello tre Rossi e Simiani non è che l'ultimo, ennesimo scontro.

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