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Memoria

Eccidio di Maiano Lavacchio, il deputato Simiani: «Quegli undici giovani non furono solo vittime, sono la nostra coscienza»

Nel ricordo dei Martiri d’Istia, il deputato richiama il valore della scelta e della dignità umana

Roberto Bata

22 Marzo 2026, 16:43

Eccidio di Maiano Lavacchio, il deputato Simiani: «Quegli undici giovani non furono solo vittime, sono la nostra coscienza»

Nella cornice, il deputato Marco Simiani. Sullo sfondo un momento della commemorazione di oggi, 22 marzo 2026

«L’Eccidio di Maiano Lavacchio non è soltanto una pagina di storia: è una ferita aperta e, allo stesso tempo, una testimonianza luminosa di dignità umana». Con queste parole il deputato grossetano del Partito Democratico, Marco Simiani, ha voluto ricordare l’82º anniversario della strage avvenuta il 22 marzo 1944 nelle campagne tra Grosseto e Magliano in Toscana.

Il parlamentare maremmano ha partecipato questa mattina alla commemorazione ufficiale degli undici giovani — passati alla storia come i "Martiri d'Istia" — che furono fucilati per ordine del prefetto Alceo Ercolani dopo aver rifiutato di rispondere alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale Italiana.

Un momento durante la cerimonia

La scelta del rifiuto: «Più forte della violenza»

Nella sua riflessione, Simiani si sofferma sul valore morale della scelta compiuta da quei ragazzi, spesso definiti "disertori" dal regime, ma che in realtà opposero una resistenza civile e disarmata.

«Uomini che qualcuno potrebbe definire “paurosi”, perché scelsero di non combattere. Ma è proprio in questa apparente fragilità che si rivela la loro grandezza — sottolinea il deputato — In quei giovani c’era qualcosa di più grande della paura, più forte della violenza che li circondava: c’era una scelta. Una scelta consapevole, umana, profondamente morale. Non imbracciarono le armi per opporsi con la forza, ma opposero qualcosa di altrettanto potente: il rifiuto».

La lavagna con l'ultimo saluto dei fratelli Matteini

Un passaggio particolarmente toccante dell'intervento di Simiani riguarda la reliquia civile conservata nel palazzo comunale di Grosseto: la lavagna su cui i fratelli Matteini scrissero l'ultimo saluto prima dell'esecuzione.

«Nella stanza del Sindaco si conserva una semplice lavagna — ricorda Simiani — Su di essa è rimasto l’ultimo pensiero dei fratelli Matteini: “Mamma, Lele e Corrado, un bacio”. In quella frase c’è tutto: l’amore, la paura, la vita che si interrompe e, insieme, la dignità di chi affronta il proprio destino senza rinunciare alla propria umanità».

Un impegno per il presente

Secondo il parlamentare, la memoria di Maiano Lavacchio, simboleggiata dall'obelisco che recita "Gloria eterna ai caduti per la libertà", non deve essere un esercizio retorico ma un monito per l'attualità.

«Dire “avevano ragione loro” non è uno slogan. È una presa di posizione — incalza Simiani — Significa riconoscere che, in un tempo in cui scegliere era pericoloso, loro scelsero comunque. Scelsero di non collaborare con l’ingiustizia. La Resistenza italiana è fatta anche di gesti come questi: silenziosi, individuali, spesso senza armi. È da questi sacrifici che prende forma il valore della nostra libertà».

In conclusione, il deputato invita la comunità a interrogarsi sul significato odierno di quel sacrificio: «Ricordare Maiano Lavacchio non significa solo guardare al passato. Significa interrogarsi sul presente. Quegli undici giovani non sono solo vittime. Sono coscienza. Sono esempio. Sono, ancora oggi, una domanda aperta rivolta a ciascuno di noi».

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