Politica
Simona Bonafè (Foto LaPresse)
Oggi, lunedì 16 marzo alle ore 17:30, la Sala Pegaso del Palazzo della Provincia (Piazza Dante) ospita un incontro pubblico decisivo per illustrare le ragioni del "No" al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
L'evento, organizzato dal Pd locale, vedrà un confronto tra esponenti parlamentari, rappresentanti sindacali ed esperti di diritto:
Simona Bonafè, vicecapogruppo PD alla Camera;
Marco Simiani, deputato PD;
Monica Pagni, segretaria generale CGIL Grosseto;
Luciano Giorgi, avvocato e già senatore della Repubblica.
Secondo i Democratici, la riforma della magistratura non è pensata per l'efficienza dei processi, ma per un preciso disegno politico. L'accusa è che la separazione delle carriere miri a sottoporre la magistratura al controllo del Governo. «Con il pretesto di un’efficienza solo sulla carta, si indeboliscono i presidi di legalità - dicono dal Pd - Meno controlli significa più spazio per l’arbitrio e meno garanzie per i cittadini comuni, che rimarranno i soli a pagare il prezzo di una giustizia depotenziata. Questa riforma non serve al Paese, ma solo a una maggioranza che vuole governare senza troppo fastidio delle regole. Cambiare la Costituzione a colpi di slogan significa svuotare di senso il ruolo del Parlamento e della Magistratura».
Nel comunicato, il Pd solleva una polemica diretta contro la Presidente del Consiglio, accusandola di aver trasformato vicende giudiziarie e casi di cronaca (come quello recente della "famiglia nel bosco" citato dal Pd) in strumenti di propaganda elettorale per delegittimare i giudici. «Abbiamo assistito a una strumentalizzazione selvaggia – proseguono i dem – Persino quando il Presidente Mattarella è intervenuto per chiedere toni più moderati, la premier ha risposto commentando faziosamente casi giudiziari la sera stessa. È paradossale che il Governo gridi allo scandalo per l'applicazione di norme scritte o confermate spesso proprio dalla sua stessa maggioranza».
L'incontro di lunedì punterebbe a riportare il dibattito su un piano di serietà istituzionale, opponendosi a quella che il Pd definisce una "deriva autoritaria". L'appello del Pd alla cittadinanza quindi è chiaro: partecipare per difendere i pesi e i contrappesi della democrazia contro una riforma che, promettendo efficienza, consegnerebbe all'esecutivo poteri senza reali controlli.
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