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La polemica

Missione di Grosseto negli Emirati Arabi, il Pd attacca: "Chi ha scelto le aziende e come?"

Giovanni Ramiri

10 Febbraio 2026, 17:56

Missione di Grosseto negli Emirati Arabi, il Pd attacca: "Chi ha scelto le aziende e come?"

La missione diventa un caso politico

La missione istituzionale ed economica del Comune di Grosseto negli Emirati Arabi Uniti, in programma dal 10 al 14 febbraio, finisce al centro della polemica politica. I consiglieri comunali del Partito democratico sollevano una serie di perplessità sul metodo con cui è stata composta la delegazione imprenditoriale che affiancherà l’amministrazione comunale e chiedono chiarimenti puntuali su criteri di selezione, costi e ricadute concrete per il territorio.

La polemica nasce dopo la pubblicazione sulla stampa locale dell’articolo che annuncia la partecipazione di cinque aziende grossetane alla missione, organizzata dall’ufficio Relazioni internazionali e cooperazione territoriale del Comune. Secondo l’opposizione, il percorso seguito dall’amministrazione non garantirebbe né trasparenzapari opportunità per le imprese del territorio.

Il Comune, ricordano i consiglieri Pd, ha inviato una comunicazione alle associazioni di categoria lo scorso 27 gennaio, ma questo passaggio non può essere considerato né un bando pubblico né una vera manifestazione di interesse aperta. Non tutte le imprese, sottolineano, sono iscritte alle associazioni e non tutte hanno avuto lo stesso accesso alle informazioni, soprattutto considerando la ristrettezza dei tempi rispetto alla partenza.

Da qui la domanda che l’opposizione pone in modo diretto: chi ha scelto le aziende che compongono la delegazione e sulla base di quali criteri oggettivi e verificabili? «Non è in discussione il valore delle imprese coinvolte – precisano i consiglieri – ma il metodo. In un territorio ricco di eccellenze, sarebbe stato doveroso adottare un percorso realmente aperto, pubblico e competitivo».

Ulteriori interrogativi riguardano la presenza dello studio legale Vasellini and partners nella delegazione. L’opposizione chiede di chiarire quale sia il ruolo svolto, con quale funzione pubblica e per quale motivo uno studio legale riconducibile a un consigliere comunale di maggioranza partecipi a una missione istituzionale. Particolarmente critica viene giudicata la motivazione secondo cui la partecipazione sarebbe legata all’interesse dei clienti: «Qui non è in gioco l’interesse della clientela privata – affermano – ma la finalità pubblica dell’ente».

Sul tavolo anche la questione dei costi. I consiglieri Pd chiedono una rendicontazione dettagliata delle spese sostenute, dai voli – che dovrebbero essere in classe economica – alle strutture alberghiere, fino ai costi complessivi della delegazione istituzionale. Un tema, spiegano, particolarmente sensibile per i cittadini, che non accettano spese poco chiare giustificate come promozione economica.

Secondo l’opposizione, il nodo centrale resta politico e amministrativo: un Comune non può privilegiare alcuni soggetti economici rispetto ad altri né svolgere attività assimilabili a quelle d’impresa se non nei limiti previsti dalla normativa e sempre nell’interesse generale. Le pratiche di internazionalizzazione non vengono messe in discussione in sé, ma la modalità adottata viene giudicata «selettiva, opaca e politicamente inopportuna», soprattutto perché coinvolge esponenti della maggioranza.

Per questo il Pd chiede all’amministrazione "di rendere pubblici atti, criteri di selezione, programmi svolti e una rendicontazione completa delle spese. Ma soprattutto pone una domanda che ritiene decisiva: quali ricadute economiche concrete hanno prodotto finora queste missioni internazionali per il territorio? Quanti contratti sono stati sottoscritti, quanti investimenti attratti, quante imprese locali ne hanno effettivamente beneficiato?

Senza dati verificabili e indicatori di risultato - concludono i consiglieri -  questi incontri rischiano di restare semplici operazioni di rappresentanza e non vere politiche di sviluppo economico".

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