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L'emergenza

Gasolio alle stelle, cibo a rischio: il grido di Cia Grosseto contro il caro carburante

Giovanni Ramiri

08 Aprile 2026, 11:06

Gasolio alle stelle, cibo a rischio: il grido di Cia Grosseto contro il caro carburante

Petroliere nello stretto di Hormuz e il presidente Cia, Donato

Mentre lo scacchiere internazionale brucia e il dibattito pubblico si concentra su strategie di difesa e nuovi equilibri geopolitici, un’emergenza silenziosa sta svuotando i serbatoi e le tasche del mondo agricolo. Il prezzo del gasolio continua la sua corsa verso l'alto, trasformando l'attività nei campi in una sfida quotidiana contro il bilancio. Non è solo una questione di costi aziendali, ma un rischio concreto che tocca il cuore della nostra stabilità: la sicurezza alimentare.

Il Governo ha recentemente tentato di tamponare l'emorragia introducendo, nel decreto carburanti del 3 aprile, un credito d’imposta del 20% esteso anche al settore agricolo. Un provvedimento che nasce anche dalle pressioni di CIA Agricoltori Italiani, ma che appare più come un palliativo che come una cura definitiva. "È una misura che dà una piccola boccata d’ossigeno alle aziende", afferma il presidente di CIA Grosseto, Edoardo Donato. Tuttavia, la criticità resta evidente: "Il limite è palese. Riguarda solo il mese di marzo e si basa su uno strumento che non è accessibile a tutti. Il credito d’imposta può essere utilizzato solo dalle aziende che hanno capienza fiscale. Di fatto, molte piccole imprese restano escluse".

Secondo Donato, la manovra non incide realmente sulla tenuta del sistema produttivo nel lungo periodo. Il presidente sottolinea infatti che "serve intervenire alla fonte ed è necessaria una riduzione del costo del gasolio agricolo già alla pompa". Il carburante non è una variabile isolata, ma l'ingranaggio che muove l'intera macchina produttiva. Quando il gasolio sale, si trascina dietro i costi dei fertilizzanti, della logistica e di ogni singola fornitura necessaria alla terra. Il risultato è un paradosso economico insostenibile: mentre i costi di produzione esplodono, il valore riconosciuto agli agricoltori resta fermo, creando una forbice pericolosa. "Se alle aziende agricole non viene riconosciuto il corretto valore nella filiera, sono messe, come oggi, nelle condizioni di lavorare in perdita", avverte il presidente.

Questa dinamica non è solo un problema di categoria, ma una minaccia sociale. Se le aziende smettono di produrre, viene meno la nostra capacità di garantire cibo a un prezzo equo e di qualità. "In questo modo si mette in discussione la capacità di garantire sicurezza alimentare", spiega Donato, "e quindi la stabilità economica e sociale del Paese e dell’Europa stessa". Per questo motivo, la questione deve essere affrontata con misure strutturali e una visione politica europea che vada oltre l'emergenza del momento. Il nesso tra terra e pace è più stretto di quanto sembri: "Il punto è chiaro: senza agricoltura non c’è diritto al cibo. Non c’è sicurezza alimentare. E senza sicurezza alimentare non c’è stabilità".

Il richiamo finale è dunque rivolto alle istituzioni di Bruxelles, affinché non dimentichino le radici stesse della cooperazione continentale. "La Pace e i valori su cui si è costruita l’Europa si reggono anche su questo", conclude Donato. "Se oggi vogliamo tornare a parlare di sicurezza, dobbiamo avere il coraggio di rimettere l’agricoltura al centro".

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