Economia sommersa
La presentazione del rapporto in Regione
La Toscana si conferma un territorio strategico per le organizzazioni criminali, non tanto per il controllo militare, quanto per la mimetizzazione nell'economia legale. È quanto emerge dal Rapporto IRPET 2026 presentato a Palazzo Strozzi Sacrati, che scatta un’istantanea nitida su un sistema dove l'economia non osservata (sommersa e illegale) incide per il 10,3% del PIL regionale. Una percentuale che come dichiara Giani stesso, è scesa negli ultimi anni di monitoraggio Irpet voluto dalla Regione sotto la sua guida. Ma i numeri non rimangono comunque lusinghieri.

Eugenio Giani
«Il tessuto produttivo toscano mostra segnali di tenuta ma anche vulnerabilità localizzate che meritano forte attenzione - ha sottolineato il presidente della Regione Eugenio Giani - Le istituzioni devono lavorare insieme, facendo innanzitutto funzionare i canali di informazione reciproca per attivare gli anticorpi necessari».
Il giro d'affari delle attività fuori dai radar istituzionali è stimato complessivamente in 14,3 miliardi di euro. Questa cifra è composta da due grandi macro-aree:
Economia sommersa: 12,8 miliardi di euro (attività nascoste al fisco).
Economia illegale: 1,5 miliardi di euro (pari all'1,1% del PIL).
Sul fronte del lavoro, il dato è allarmante: si contano 137 mila occupati irregolari, ovvero l'8% della forza lavoro regionale, con picchi nel settore tessile e in agricoltura, concentrati soprattutto a Prato, Livorno e nella fascia costiera.

Mia Diop
Il rapporto evidenzia un "tax gap" (il divario tra tasse dovute e versate) significativo:
Irpef 2,4 miliardi di euro evasi (17% del dovuto).
Imu: 240 milioni di euro (18%).
Irap: 187 milioni di euro (16%).
Addizionale Regionale: 95 milioni di euro (10%).
Nella graduatoria nazionale del rischio infiltrazioni, la Toscana occupa il 9° posto (rischio medio-basso). Tuttavia, analizzando le singole voci, emergono criticità specifiche:
Attività illecite (riciclaggio, narcotraffico, reati ambientali): la regione scivola al 4° posto in Italia.
Contraffazione: la Toscana è tra le prime tre regioni italiane. Da sola rappresenta l’11% dei sequestri nazionali, colpendo duramente il distretto della moda in 8 province su 10.
«Il rapporto ci conferma che la Toscana non è immune, ma è una regione che contiene anticorpi di riconoscimento - ha commentato la vicepresidente Mia Diop - Per costruire politiche efficaci occorre continuare a studiare le mafie e parlarne, educando le nuove generazioni alla cultura della legalità».

Un momento della presentazione
Le mafie (nazionali, cinesi e albanesi) sfruttano il territorio per il reimpiego di capitali illeciti. I settori più esposti risultano essere la ristorazione, il turismo, il commercio, l'edilizia e la gestione dei rifiuti.
Geograficamente, la pressione è massima nell'asse Firenze-Prato-Pistoia. A Prato, in particolare, la DIA segnala un'escalation di violenza legata alla criminalità cinese, definita una vera "guerra di mafia", mentre la criminalità albanese risulta dominante nel traffico di stupefacenti.

Un momento durante la presentazione
Nonostante le criticità, la Toscana vanta un Indice di Qualità Istituzionale (Iqi) superiore alla media nazionale. La regione supera per efficienza amministrativa e controllo della corruzione realtà come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Anche il rischio legato alle imprese "cartiere" (aziende nate solo per riciclaggio ed elusione) è sotto controllo: l'incidenza in Toscana è del 4,4%, contro una media italiana del 5,2%.
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