Biodiversità
Nella cornice, l'assessore regionale Leonardo Marras
La Regione Toscana rilancia la lotta alla vespa velutina e conferma risorse e strumenti anche nel 2026: una notizia che riguarda sì il miele e gli apicoltori, ma che, in modo diretto, parla anche di tutela ambientale, quindi della biodiversità della Maremma, dell’Amiata e dell’intera provincia di Grosseto. Il calabrone asiatico, infatti, non minaccia solo le api mellifere: è un predatore che colpisce gli insetti pronubi e può innescare un effetto a catena sugli equilibri degli ecosistemi, con ricadute su agricoltura, qualità delle produzioni e tenuta della biodiversità.

Nido di Vespa velutina con vicino alcuni esemplari
Il punto sul Piano di gestione della vespa velutina nel triennio 2023-2025 è stato fatto ieri, 18 febbraio, a Firenze in un convegno con istituzioni, ricercatori, Ispra e associazioni apistiche regionali, proprio per analizzare criticità, punti di forza e proposte operative in vista della prosecuzione del lavoro. Al centro del confronto, i risultati del piano e la consapevolezza che la minaccia non è episodica: la Regione intende rafforzare monitoraggio, innovazione, formazione e sostegno agli apicoltori, consolidando il coordinamento tra enti locali e comunità scientifica.

Leonardo Marras al convegno
«La difesa dell’apicoltura toscana è una priorità strategica per la Regione – ha spiegato l’assessore Leonardo Marras – perché non si tratta soltanto di un comparto produttivo di grande valore economico e occupazionale, ma di un presidio fondamentale per la tutela della biodiversità e dell’equilibrio dei nostri ecosistemi». Marras ha poi ribadito l’impegno anche per il 2026: «La Regione continuerà a garantire risorse e strumenti adeguati, finanziando l’attuazione del piano anche nel 2026, perché proteggere le api significa proteggere l’agricoltura, la qualità delle nostre produzioni, la biodiversità e il futuro del territorio toscano».
Alcuni prodotti di apicoltori toscani
I numeri danno la misura del fenomeno e del lavoro svolto: la Toscana è tra le regioni con il comparto apistico più sviluppato (seconda in Italia per apicoltori commerciali, oltre 2.000) e proprio per questo la pressione della vespa velutina viene letta come un rischio sistemico. Nel triennio del Piano 2023-2025 sono stati eliminati circa 1.300 nidi, oltre il 90% dei quali nelle province di Massa-Carrara e Lucca, cioè nelle aree più colpite in questa fase.
È qui che il tema “si allarga” e diventa territorio: anche dove l’emergenza non ha (ancora) gli stessi numeri, la prevenzione e il monitoraggio servono a evitare che il problema si sposti e si cronicizzi. In Maremma e sull’Amiata, dove la qualità ambientale è una risorsa identitaria oltre che economica, la protezione degli impollinatori significa difendere paesaggi, colture e biodiversità: non è un capitolo separato dall’economia, ma una condizione per mantenerla nel tempo. Ecco perché la prosecuzione del piano nel 2026, con strumenti e risorse confermate, non riguarda solo gli addetti ai lavori: è un pezzo di “cura del territorio” che tiene insieme agricoltura e ambiente, produzione e tutela degli ecosistemi.
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