Agricoltura
Nella cornice, Simone Castelli, presidente Coldiretti Grosseto
Niente tagli alla Politica Agricola Comune (Pac). Al contrario, gli agricoltori italiani (e a quanto pare della Maremma in particolare) potranno beneficiare di 10 miliardi aggiuntivi nella prossima programmazione, già dal prossimo anno. Le risorse andranno a sostenere produzione di cibo, sovranità alimentare, innovazione, lotta al dissesto idrogeologico, ricambio generazionale e tutela dei redditi.
La netta inversione di marcia della Commissione Europea, inizialmente orientata a dirottare fondi agricoli verso il riarmo, è arrivata grazie alle mobilitazioni di Coldiretti – l’ultima il 20 gennaio a Strasburgo davanti al Parlamento Europeo – e all’impegno del Governo italiano, che ha portato all’Italia (e alla Toscana) un miliardo in più rispetto alla programmazione precedente.
«Il 38% delle aziende agricole, una su tre, sarebbe stata costretta ad alzare bandiera bianca senza i soldi della PAC – spiega Simone Castelli, presidente Coldiretti Grosseto – Con le nostre mobilitazioni, il nostro attacco frontale senza precedenti alla Von der Leyen, abbiamo costretto la presidente e la commissione a tornare indietro».
Nella Maremma, migliaia di imprese partecipano attivamente ai programmi Pac, impegnandosi in pratiche sostenibili per garantire alimenti di qualità, conservazione dell’ambiente e biodiversità. In cambio ricevono sostegno finanziario diretto al reddito e fondi strutturali.

Simone Castelli durante un incontro Coldiretti
Secondo Castelli, «a beneficiare della PAC, che va ulteriormente semplificata, non sono solo gli agricoltori, bensì tutta la collettività: sono risorse che servono per assicurare gli approvvigionamenti alimentari, mantenere i presidi sociali e ambientali in territori altrimenti abbandonati al dissesto idrogeologico, combattere i cambiamenti climatici, abbattere le emissioni e favorire tecnologie di Agricoltura 5.0 capaci di ridurre il consumo di risorse».
Coldiretti Grosseto annuncia lo stato di mobilitazione permanente, legando la difesa dell’agricoltura a quella della salute pubblica. Nel 2025 le importazioni di cibo straniero sono cresciute dell’8% (dati Istat primi 11 mesi), sollevando interrogativi sui controlli. «Le imprese non temono la concorrenza trasparente, ma l’opacità – continua Castelli –. Serve una legge europea che renda obbligatoria l’etichetta d’origine su tutti i prodotti UE».
Critiche anche al codice doganale europeo, che permette inganni come prosciutti olandesi “italianizzati” solo con sale, mozzarelle con latte tedesco/polacco, sughi da pomodoro cinese o pasta con grano canadese al glifosato. «Sul fronte sanitario la fragilità dei controlli è critica – conclude Castelli –. Solo il 3% degli alimenti viene controllato: il resto arriva direttamente sulle nostre tavole».
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy