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Agricoltura

"Costi alle stelle e fondi insufficienti": l'allarme di Cia sul futuro dell'agricoltura

"Basta prodotti non controllati, la Pac deve restare autonoma per salvare le nostre aziende"

Giovanni Ramiri

19 Gennaio 2026, 11:54

Claudio Capecchi presidente Cia Grosseto

Claudio Capecchi presidente Cia Grosseto

Il dibattito sull’accordo Mercosur entra sempre più nel vivo e nel mondo agricolo crescono preoccupazioni e interrogativi. Un tema che ha già portato a una mobilitazione a livello europeo, alla quale parteciperà anche Cia – Agricoltori Italiani a Strasburgo. A intervenire è il presidente di Cia Grosseto, Claudio Capecchi, che richiama l’attenzione sui rischi concreti per le aziende agricole e per la sicurezza alimentare.

«Il disagio nasce soprattutto da una questione molto concreta – spiega Capecchi – e riguarda il rischio che non ci siano controlli adeguati e che le regole non vengano rispettate. Se entrano nel Paese prodotti non verificati in modo rigoroso, il danno può essere pesante, soprattutto per alcuni comparti più esposti».

Da qui la richiesta di garanzie precise e verifiche effettive. «Chiediamo che siano assicurati controlli rigorosi agli ingressi e che i prodotti che entrano nel mercato europeo rispettino gli stessi standard richiesti ai nostri agricoltori. Senza reciprocità e senza controlli reali, a pagare sono sempre gli stessi». Capecchi chiarisce poi un punto politico centrale: «L’agricoltura non può diventare una merce di scambio per ottenere vantaggi in altri settori».

La partita della Pac

Oltre al tema Mercosur, per Cia Grosseto la vera partita si gioca però sul futuro della Politica Agricola Comune. «Anche nell’ipotesi in cui le risorse della PAC venissero confermate ai livelli attuali – sottolinea il presidente – per noi sarebbe comunque una sconfitta. I costi di produzione sono aumentati in modo significativo e le risorse disponibili oggi non sono sufficienti. Basti pensare che negli ultimi cinque anni i costi per coltivare un ettaro di grano sono cresciuti di almeno il 50%, un dato che possiamo dimostrare con numeri concreti».

Secondo Cia Grosseto, sono tre i nodi fondamentali da affrontare. Il primo riguarda il budget complessivo: «Le risorse non possono essere inferiori a quelle della precedente programmazione. A parità di fondi, con costi raddoppiati, la capacità di sostenere la produzione agricola si riduce drasticamente» rimarca Capecchi.

Il secondo punto è l’ipotesi del fondo unico: «Un fondo non vincolato all’agricoltura non offre alcuna garanzia - sottolinea il presidente Cia - Quelle risorse potrebbero essere dirottate verso altri comparti e questo per noi non è accettabile».

Infine, il rischio di una rinazionalizzazione, anche parziale, della Pac. «Finché la Pacha avuto una struttura autonoma e risorse dedicate – osserva Capecchi – avevamo la certezza che i fondi fossero destinati all’agricoltura in modo equo tra i Paesi membri. La Politica Agricola Comune è uno dei pilastri fondanti dell’Unione Europea».

Una rinazionalizzazione aprirebbe scenari critici: «Si creerebbe una competizione interna tra Paesi, perché chi ha maggiore capacità di spesa e un debito pubblico più basso potrebbe sostenere di più i propri agricoltori. Questo penalizzerebbe Paesi come l’Italia e rischierebbe di alterare il mercato interno europeo».

«Sono temi sui quali dobbiamo tenere alta l’attenzione – conclude il presidente di Cia Grosseto – Senza strumenti adeguati non si riescono a sostenere le marginalità né il ricambio generazionale. È una sfida decisiva non solo per l’agricoltura, ma per la tenuta delle aziende, del sistema economico-sociale e delle tradizioni. Se non vogliamo che le campagne vengano abbandonate, serve una PAC forte e all’altezza delle sfide future».

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