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Toscana

La stagione dell'olio 2025, i primi dati della raccolta e i prezzi. L'andamento del mercato e le esportazioni

Julie Mary Marini

24 Ottobre 2025, 15:42

Raccolta olive

Sono i giorni più intensi per la raccolta delle olive

Nel pieno della raccolta delle olive, è già tempo dei primi bilanci. È un anno di equilibrio precario tra speranze e sfide, con la campagna olearia che cerca una ripresa dopo le difficoltà del 2024 e un mercato che continua a muoversi su prezzi elevati. Mentre i frantoi riprendono a macinare, produttori e analisti si interrogano: come sta andando davvero? E quanto varrà, alla fine, un litro del nostro extravergine?

L'olio italiano è considerato un'eccellenza mondiale

Da Nord a Sud, la fotografia italiana
La stagione 2025 si presenta come un mosaico di contrasti. Secondo le prime stime di Ismea e delle principali organizzazioni di settore, l’Italia potrebbe chiudere l’anno con una produzione di 340-360 mila tonnellate di olio, segnando un recupero netto rispetto all’annata precedente (dati Olivonews). Ma la crescita non è uniforme: il Nord resta penalizzato da un clima irregolare, con inverni miti e primavere altalenanti che hanno compromesso la fioritura in diverse aree, dal Garda al Piemonte. Il Centro Italia racconta invece una storia più sfumata. In Toscana, la campagna olearia mostra luci e ombre: la qualità si conferma alta, ma le rese risultano inferiori alla media. Molti produttori hanno scelto di anticipare la raccolta per evitare i danni della mosca olearia, favorita da un autunno caldo e umido. L’obiettivo è salvare aromi e freschezza, anche a costo di qualche litro in meno. Le varietà tipiche continuano a garantire un olio elegante, ma la quantità resta contenuta. Al Sud e in particolare in Puglia, Calabria e Sicilia, la musica cambia: la produzione è in rialzo e in alcune aree si parla di un aumento del 30-40 % rispetto al 2024. (dati Edagricole). Tuttavia, il clima continua a dettare le regole. La siccità estiva, seguita da piogge irregolari, ha condizionato la pezzatura dei frutti e in alcune zone del Mezzogiorno si segnalano rese inferiori nonostante la buona carica degli alberi.

Il punto in Toscana e i prezzi
Per la Toscana, il 2025 si conferma un anno in cui l’identità conta più della quantità. L’olio regionale mantiene profumi verdi e intensi, ma le rese in olio in molti frantoi si fermano sotto il 14%. I listini all’origine per l’extravergine di alta qualità oscillano, tuttavia, le aziende segnalano costi di raccolta e trasformazione in crescita, mentre l’attenzione alla tracciabilità e alla certificazione Dop resta un fattore competitivo cruciale. Gli addetti ai lavori hanno stimato il costo al dettaglio di olio di alta qualità intorno ai 25 euro per litro. Ovviamente il prezzo si abbassa se si acquista dai piccoli produttori e si alza se vengono presi in considerazione i prodotti di punta delle etichette più prestigiose. L'olio italiano resta comunque il più caro in Europa. Secondo Qualivita il prezzo medio può arrivare ad essere oltre il doppio di quello spagnolo. Le ragioni sono chiare: produzione limitata, domanda costante, costi di lavorazione più alti e una forte concentrazione sulla qualità. Per i produttori, si tratta di un equilibrio delicato: il prezzo copre i costi ma non sempre garantisce margini ampi, specie per le piccole realtà che operano su scala artigianale.

La raccolta è nella fase decisiva, si tracciano già i primi bilanci

Mercato estero
Il mercato globale dell’olio d’oliva, stimato in 13,6 miliardi di dollari, guarda all’Italia come a un marchio di qualità, ma la competitività resta una sfida aperta. Nei primi quattro mesi dell'anno, le esportazioni hanno raggiunto 143.528 tonnellate, con un incremento del 19,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Di queste, 108.671 tonnellate di olio extravergine d'oliva, segnando un aumento del 26,4%. Tuttavia, nonostante l'aumento dei volumi esportati, il valore complessivo delle esportazioni è diminuito del 10,1%, passando a 1,027 miliardi di euro, a causa della flessione dei prezzi sui mercati internazionali (Dati Shipping Italy). A livello globale, l'Unione Europea ha continuato a essere il principale fornitore di olio d'oliva, con l'Italia che ha mantenuto una quota significativa delle esportazioni verso paesi extra-Ue. Nel terzo trimestre del 2025, le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record, evidenziando una domanda crescente di olio d'oliva italiano in mercati tradizionali. Tuttavia, l'industria dell'olio d'oliva italiano deve affrontare sfide significative. Le condizioni climatiche avverse, come siccità e temperature estreme, hanno influito negativamente sulla produzione, riducendo la qualità e la quantità delle olive disponibili. Inoltre, l'aumento dei costi di produzione e le incertezze geopolitiche, come l'introduzione di dazi da parte di alcuni paesi, potrebbero influenzare la competitività dell'olio d'oliva italiano sui mercati internazionali. Nonostante queste sfide, l'olio d'oliva italiano continua a essere apprezzato per la sua qualità superiore e le sue caratteristiche distintive. Le denominazioni di origine protetta (dop) e le indicazioni geografiche protette (igp) svolgono un ruolo cruciale nel promuovere e proteggere l'autenticità dell'olio d'oliva italiano sui mercati globali. 

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