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Il commissario Montalbano, anticipazioni puntata stasera 21 aprile: sangue a Vigata, perché Salvo rischierà tutto per un bambino

Giovanni Ramiri

21 Aprile 2026, 09:16

Il commissario Montalbano, anticipazioni puntata stasera 21 aprile: sangue a Vigata,  perché Salvo rischierà tutto per un bambino

Torna il Commissario Montalbano

Stasera mercoledì 21 aprile la televisione torna a tingersi dei colori caldi e malinconici della Sicilia di Andrea Camilleri. L’appuntamento con Il commissario Montalbano è fissato su Rai 1 alle ore 21:30, dove andrà in onda uno degli episodi più intensi e drammatici dell'intera serie: "Il giro di boa". Non è la solita indagine condotta tra una battuta di spirito e un piatto di pasta "ncasciata", ma un viaggio cupo negli abissi della crudeltà umana, dove il Salvo Montalbano che conosciamo vacilla sotto il peso di una realtà insopportabile.

Il cast vede naturalmente l’impeccabile Luca Zingaretti vestire i panni del Commissario, affiancato dai volti storici che hanno reso Vigata una seconda casa per milioni di italiani: Cesare Bocci nel ruolo di Mimì Augello, Peppino Mazzotta come l'instancabile Fazio e l'immancabile Angelo Russo, il cui Catarella regala, anche in questa puntata dai toni plumbei, quei rari momenti di necessaria leggerezza.

Tutto ha inizio in un mattino che doveva essere come tanti. Durante la sua consueta nuotata rigenerante nelle acque di Marinella, Montalbano si imbatte in un cadavere galleggiante. È un uomo, o meglio quello che ne resta: un corpo in avanzato stato di decomposizione, segnato da orribili incisioni sui polsi e sulle caviglie. L'autopsia morale del commissario precede quella del medico legale; l'omicidio risale a mesi prima, e le correnti hanno semplicemente deciso di depositare quell'orrore proprio davanti alla veranda di Salvo, quasi a volerlo scuotere dal suo torpore esistenziale.

Ma il destino ha in serbo un altro incontro, ancora più lacerante. Mentre si trova al porto di Vigata per discutere con Ciccio Albanese, il commissario assiste allo sbarco di un gruppo di clandestini. Tra la folla di disperati, un bambino di circa otto anni tenta una fuga disperata, animata da un terrore cieco. Montalbano lo blocca, lo rassicura e lo riconduce tra le braccia di quella che sembra essere sua madre. È un gesto di ordine e protezione che però si rivelerà l'inizio di un incubo. Lo sguardo che il piccolo rivolge a Salvo dal finestrino dell'ambulanza — un misto di tristezza infinita e muta richiesta d'aiuto — rimarrà impresso nella memoria del poliziotto come un marchio a fuoco.

La tragedia esplode quando il telegiornale batte la notizia: quel bambino è morto, travolto da un’auto in circostanze sospette. Il senso di colpa travolge Montalbano come un’onda anomala. Sentendosi indirettamente responsabile per averlo riportato nelle mani dei suoi carnefici, Salvo inizia una caccia all'uomo febbrile e rabbiosa. Grazie all'intuito di Fazio e alle sorprendenti capacità di catalogazione di Catarella — che identifica il cadavere in mare come il latitante calabrese Ernesto Errera — i pezzi del puzzle iniziano a incastrarsi in un disegno mostruoso.

L'indagine svela un sottobosco di schiavitù moderna: un traffico di bambini extracomunitari gestito con spietata efficienza. La "madre" al porto non era che una complice, e dietro la facciata di commercianti insospettabili costretti a cedere all'usura, come Gaetano Marzilla, si nasconde la logistica di un business infame. Il passaggio di consegne tra il vecchio boss Errera e il nuovo spietato leader, l'arabo Gafsa, è stato suggellato dal sangue, ma è la sorte dei piccoli innocenti a far perdere a Montalbano la sua proverbiale lucidità.

Sconvolto dallo sdegno, il commissario si spinge oltre i limiti del regolamento e della prudenza. La reazione è feroce, priva di mediazioni. In un finale ad alta tensione, Montalbano rischierà il tutto per tutto, orchestrando un'incursione rischiosissima nel cuore del covo nemico. Non è solo una questione di giustizia, ma un disperato tentativo di espiazione: smantellare quella tratta infame è l'unico modo per onorare il ricordo di quegli occhi tristi incontrati sul molo, che il mare di Vigata non potrà mai lavare via.

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