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Roberto Saviano e Raffaele Cutolo
La prima serata di La7 si trasforma in un teatro d'indagine con La Giusta Distanza. Stasera, mercoledì 8 aprile, Roberto Saviano guida il pubblico nel ventre di una Napoli plumbea, quella del 1982, per riaprire un fascicolo che scotta ancora oggi: l'omicidio del vicequestore Antonio Ammaturo. Attraverso l'ibridazione tra racconto narrativo e rigore documentaristico, la puntata prova a tracciare una linea di verità in un labirinto di depistaggi durato oltre quarant'anni.
L'estate del 1982 è impressa nella memoria collettiva per l'euforia dei Mondiali di calcio, ma mentre l'Italia festeggia, a Napoli si consuma una tragedia che puzza di tradimento. Ammaturo, capo della Squadra Mobile e poliziotto scomodo, viene trucidato in un agguato rivendicato dalle Brigate Rosse. Tuttavia, il racconto di Saviano scava oltre la sigla della lotta armata. Il sospetto, mai del tutto fugato, è che le BR siano state il braccio armato di una regia molto più complessa, una "mano sinistra" che serviva a coprire interessi convergenti.
Al centro del mirino di Ammaturo c'era la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Il vicequestore stava seguendo fili pericolosissimi che legavano i boss ai palazzi della politica locale e nazionale, specialmente nel torbido post-terremoto dell'Irpinia. Esisteva un patto segreto tra Stato e criminalità per la gestione di riscatti e appalti? Ammaturo aveva scoperto troppo sul ruolo di mediazione della Camorra nel caso Cirillo?
Saviano ricostruisce i giorni frenetici di quella Napoli violenta, analizzando dossier e silenzi di Stato che hanno avvolto la figura del boss di Ottaviano e quella del poliziotto che non voleva voltarsi dall'altra parte. Una narrazione necessaria per capire come, in Italia, la verità sia spesso una vittima collaterale caduta nella terra di nessuno tra mafia e politica.
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