CULTURA
Don Marco Gentile
Scomparire per lasciare spazio a Dio. È questo il paradosso fecondo al centro del nuovo libro di don Marco Gentile, sacerdote della Diocesi di Grosseto, dal titolo "L’arte di scomparire" (Edizioni San Paolo). Un’opera che non è solo un manuale tecnico per addetti ai lavori, ma una riflessione profonda e accessibile su come vivere la preghiera comunitaria e l'Eucaristia come un incontro vivo.
Don Marco, 35 anni, parroco di Maria SS. Addolorata e Direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano, mette a frutto in queste pagine la sua esperienza di Maestro delle celebrazioni della Cattedrale e i suoi studi presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma.

Don Marco gentile durante una cerimonia davanti alla parrocchia
Il titolo del libro richiama il servizio del cerimoniere e di chiunque operi nella liturgia: un ministero che educa attraverso l'assenza di protagonismi.
«Con questo libro ho voluto sottolineare come la liturgia non sia una teoria da spiegare, ma un'esperienza vitale da abitare con stupore – spiega don Marco Gentile – Il cerimoniere, scomparendo, si mette al servizio di una "danza" che non appartiene a lui, ma alla Chiesa Sposa. L'obiettivo è recuperare quella partecipazione piena e consapevole a cui ci ha chiamato il Concilio Vaticano II, fuggendo da personalismi e soggettivismi».
Il testo, inserito nella prestigiosa collana "Strumenti formativi", si articola in undici capitoli completati da un’appendice ricca di curiosità storiche. Don Marco affronta temi cruciali per la vita delle parrocchie maremmane:
Il ministero della bellezza: come rifuggire sia l'estetismo fine a se stesso sia la sciatteria.
La formazione: l'importanza di creare gruppi liturgici parrocchiali consapevoli.
Lo spazio sacro: il significato di altare, ambone e aula liturgica.
I giovani: il rapporto tra le nuove generazioni e la vita parrocchiale attraverso il rito.
L’uscita del libro cade in un momento significativo dell'anno liturgico. Il testo si propone infatti come una guida preziosa per prepararsi ai riti della Settimana Santa, aiutando fedeli e operatori pastorali a riscoprire il valore dei segni, del silenzio e dei gesti che compongono il mistero della fede.
«La liturgia è la prima scuola del nostro animo – conclude l’autore citando Paolo VI – il luogo dove la vita di Dio ci viene comunicata». Un invito, dunque, a tornare a "frequentare" l'altare con una consapevolezza nuova, dove la bellezza del rito diventa specchio della bellezza di Dio.
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