Spettacolo
Nella cornice l'attore Ariele Vincenti, con lo spettacolo "Marcinelle – storie di minatori" a Santa Fiora
A Santa Fiora, stasera, il teatro diventa miniera. E la miniera diventa memoria viva: quella che non sta solo nei libri, ma nel modo in cui un territorio respira, canta, ricorda. Al Teatro comunale Andrea Camilleri, alle ore 21 di oggi 21 febbraio, va in scena Marcinelle – storie di minatori, spettacolo di e con Ariele Vincenti, con la partecipazione straordinaria del Coro dei minatori di Santa Fiora e musiche dal vivo di Tiziano Gialloreto.
È un appuntamento che, qui sull’Amiata, ha un peso speciale: perché racconta una tragedia lontana, quella del Bois du Cazier, ma parla la stessa lingua di chi, per generazioni, ha lavorato sottoterra anche su questa montagna.

La locandina dello spettacolo a Santa Fiora
“Marcinelle” è il nome che in Italia è diventato sinonimo di sacrificio operaio ed emigrazione: l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone del Bois du Cazier morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani. Vincenti porta in scena quelle “storie di minatori” e, a Santa Fiora, lo fa dentro una stagione teatrale che ha scelto il teatro come luogo di incontro e di memoria, con un omaggio esplicito al Coro dei Minatori, custode di una tradizione che qui non si è mai spenta davvero.

Bois du Cazier, 21 ottobre 2025, durante la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Sua Maestà il Re dei Belgi Filippo I, in occasione della visita di Stato nel Regno del Belgio (Foto LaPresse)
Ed è proprio qui che nasce il parallelismo naturale con il passato minerario dell’Amiata. Per decenni, in questa parte di Toscana, la montagna è stata anche industria e lavoro duro: nel territorio amiatino l’estrazione del cinabro per ricavare mercurio ha segnato economia e società, lasciando un’impronta profonda nelle comunità e nella vita quotidiana di interi paesi. Sul Monte Amiata e dintorni, le concessioni minerarie e lo sviluppo di attività legate al mercurio hanno costruito un pezzo di storia locale che oggi è diventato memoria collettiva, fatta di racconti familiari, luoghi, fotografie e canzoni. Non era carbone, non era Belgio, ma era lo stesso mondo: turni, fatica, rischi, solidarietà tra compagni, e quella consapevolezza che sotto terra il tempo ha un altro ritmo.

Miniera Monte Labbro 1969/70, ancora in attività. Sulla destra il castelletto della Smma (Foto Museo delle miniere di mercurio del Monte Amiata)
La tragedia di Marcinelle, invece, parla della grande emigrazione del dopoguerra e di una generazione di lavoratori italiani finiti nelle miniere europee, spesso in condizioni durissime: quell’incendio, quel fumo, quei gas tossici, e quelle parole, rimaste nella storia, "tutti cadaveri", pronunciata dopo giorni di tentativi di salvataggio. È il momento in cui un Paese intero capisce che il lavoro può essere anche strage, e che dietro ai numeri ci sono volti, famiglie, speranze.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Sig.ra Laura con Sua Maestà il Re dei Belgi Filippo I e Sua Maestà la Regina Mathild a Marcinelle – Bois du Cazier (Foto LaPresse)
Portare questo racconto a Santa Fiora, con il Coro dei minatori in scena, è un modo per cucire due memorie che si riconoscono. Da una parte Marcinelle, simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo; dall’altra l’Amiata, che ha conosciuto il sottosuolo come destino e come identità, e che oggi, proprio attraverso cultura e teatro, prova a trasformare quel passato in consapevolezza. Perché non c’è solo la nostalgia: c’è l’idea che ricordare significhi anche dare dignità a chi ha costruito, con le mani e con il fiato corto, la storia di questa montagna.

Minatori (Foto Museo delle miniere di mercurio del Monte Amiata)
Se per tutti Marcinelle – storie di minatori è un viaggio teatrale ed esclusivo all'interno di miniera e minatori, per chi sull’Amiata ha un nonno, uno zio, un vicino che “è stato in miniera” (qui o altrove) questa non è una serata qualunque: è un ritorno, in silenzio, dentro le radici.
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