Personaggi
Martina Massai con la sua cagnolina Enya e il suo nuovo libro
C’è una Maremma che resta addosso anche quando sembra lontana, come una radice che non fa rumore ma tiene. E poi c’è una luce che non si vede subito, che arriva dopo il buio, quando hai già smesso di aspettarla. È da lì che nasce la storia di Martina Massai, maremmana di Batignano, che porta in libreria “L’aurora delle cose invisibili. Ritrovare la propria luce sotto il cielo del Nord”, in uscita per Sperling & Kupfer (Mondadori).

Martina Massai con il suo libro
Martina non è “solo” una travel blogger (o creator, se preferiamo), è una ragazza che a un certo punto si è trovata davanti a quella domanda che fa tremare le gambe a chiunque, prima o poi: cosa voglio fare davvero? Laureata in un ramo di Veterinaria, cresciuta con la dimensione del paese, racconta di essersi sentita spesso stretta, quasi “estranea” alla quotidianità maremmana, più vicina solo alla famiglia e agli affetti che non a un’idea di appartenenza geografica.
Dopo il Covid e l’arrivo di alcuni attacchi di panico, è stata vittima di un brutto incidente. Per reagire a quei segnali di corpo e mente spaventosi tanto quanto quell’accadimento, ha provato a smuoversi con la passione del viaggio. Così ha iniziato a viaggiare verso il nord Europa, a cercare lì lavoro e stagioni, a scoprire la Lapponia, a reinventarsi con l’aiuto di piattaforme come "Workaway", fino a diventare una presenza fissa (una sorta di stagionale) tra famiglie, cioccolaterie e vite lontane dai ritmi italiani.
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In quel nord, che per tanti è soltanto una fotografia bella e fredda, lei ha iniziato a raccontare una realtà concreta: neve, silenzi, renne, fatica e meraviglia. Ha aperto un canale YouTube e un profilo Instagram, trasformando il diario personale in una comunità digitale. E la crescita è stata impressionante: dai circa 60mila follower del 2024 agli oltre 230mila di questo febbraio 2026, sospinta da video virali e contenuti che mescolano viaggio e introspezione, paesaggio e fragilità.
Ma prima di ogni universo c’è il big bang. Il 2024. Quello che dall’esterno può sembrare solo un anno, e invece dentro è uno spartiacque. Martina lo dice senza maschere, aggiustando anche la lingua di un’emozione che, quando la vivi, non è mai ordinata. «Ad agosto 2024 mi sono ritrovata in un momento in cui ero molto insoddisfatta. Ho attraversato un periodo di depressione, perché non sapevo cosa fare, cosa inventarmi - racconta Martina - I gruppi di viaggio che organizzavo erano molto impegnativi e avevano funzionato fino a un certo punto. Avevo provato a lanciarmi in questo lavoro da nomade digitale, ma il conto corrente segnava zero».
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È in quel punto che, invece di correre ancora, si è fermata. E nella sosta ha trovato la direzione. «Mi sono chiesta cosa volessi fare davvero - ricorda - Non mi sentivo vincolata alla Maremma, quindi l’idea era comunque ripartire. Tromsø era un "pallino" già dai tempi degli studi. Così ho chiamato un amico che lavorava con un’agenzia di viaggi tematici al nord: tra fiordi e uscite per l'aurora boreale. Aveva un posto per me e mi ha invitato a Tromsø per fare la guida».
Così è partita, direzione Norvegia. E Tromsø l’ha accolta nel modo più duro e più vero: nel periodo della notte polare. Sessanta giorni di buio. Un buio che, a raccontarlo, sembra poetico. A viverlo, invece, ti mette alla prova. Eppure è proprio lì che Martina dice di aver trovato la luce.

Tromsø (foto di Martina Massai)
Nel frattempo ha iniziato a lavorare nel booking e nell’assistenza per uscite alla scoperta delle renne, continuando a portare avanti i canali social, insieme alla sua cagnolina Enya. E ha messo a fuoco anche un cambiamento che molti, nel turismo del nord, stanno raccontando. «Ho lasciato un po’ perdere il lavoro con i viaggi tematici dell’agenzia, perché prima qui il turismo era di nicchia, ora è fin troppo accessibile - specifica Martina - E l’accessibilità ha portato un turismo talvolta becero, lamentoso per le minuzie, pretenzioso persino quando l’aurora boreale non è come se l’era immaginata. Ogni tanto organizzo ancora viaggi di gruppo, sì, sporadicamente, con un amico tour operator che conosco da anni».
Intanto la parte “sperimentale” è diventata professione. Se all’inizio il racconto online rendeva poco, da dicembre 2024 qualcosa si è mosso: più collaborazioni, più continuità, più stabilità. E in mezzo a tutto questo Martina ha scritto. Prima “Un viaggio al mese” (il libro nato proprio all’inizio dell’anno spartiacque), poi quest’ultimo lavoro, “L’aurora delle cose invisibili”, che ha richiesto tempo, cura, lentezza.
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Anche qui, la svolta arriva in modo quasi cinematografico. «Poco più di un anno fa mi ha contattata direttamente Mondadori. Un editor mi ha chiesto di incontrarci ed è venuto a Tromsø. Ho accettato subito. Volevo scrivere un nuovo libro, sembrava che qualcuno mi avesse sentito - racconta Martina - Ci ho messo un anno a scriverlo perché volevo farlo con calma: al contrario della velocità con cui avevo scritto l’altro, lo volevo più profondo e introspettivo». E aggiunge: «Ho raccontato il 2024 e lo scorso inverno a Tromsø, con eventi che hanno avuto effetti anche nei mesi successivi. Se avessi finito prima, alcune cose non avrebbero avuto un punto».
Il risultato è un libro che, già dalla presentazione editoriale, viene descritto come un viaggio interiore tra silenzi del nord e caos dei ritorni a casa, attraversando solitudine, momenti bui e bisogno di riconoscere il proprio valore.

Uno scorcio della Norvegia di Martina (foto di Martina Massai)
Dentro quelle pagine c’è la Norvegia, sì. Ma non come sfondo “instagrammabile”. C’è come specchio. «Nel libro c’è anche un po’ di magia del nord – racconta – ma soprattutto ci sono tanti risvolti. Il più grande è rendersi conto che quello che cercavo fuori, nella famiglia, negli amici, nelle relazioni, non ha senso se prima non lo ritrovi in te stessa». E poi ci sono le prove più silenziose, quelle che non si raccontano quasi mai: «Scrivo delle sfide del vivere da soli. Finché non si prova non si sa come è passare il Natale da sola, affrontare lutti in famiglia che ti colpiscono a chilometri di distanza. Ho perso una cara cugina, una cagnolina di famiglia, affetti che ho perso e non ho potuto rivedere». «Aver scritto in così tanto tempo mi ha permesso di ripensare a tutto e capire anche come rielaborarlo», precisa.

Martina davanti all'aurora boreale (foto di Martina Massai)
Martina non la mette sul facile, e forse è proprio questo che arriva più forte. Il suo messaggio è un appiglio, non una promessa. «Vorrei che chi legge sentisse questo: ok, sei in un periodo buio? In cui niente ha più senso? Ce la puoi fare. Puoi aiutarti, e lo devi fare principalmente da solo, perché la maggior parte delle persone non ti starà accanto».
La dedica del libro, è un colpo secco e gentile: “A tutti quelli che vogliono imparare a volare in alto nonostante le zavorre della vita”. Come dice Martina il libro è per loro, ma anche per chi ha smesso di sognare e per chi ha perso la voglia di rialzarsi. E forse è anche per quella parte di lei che, per un po’, non riusciva a vedere nessuna aurora.
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E la Maremma? Martina non la rinnega, ma non la idealizza. Dice che le manca “ni”: famiglia e amici sì, il resto è altrove. «In Norvegia sto molto bene: c’è più rispetto ed è tutto più tranquillo. È difficile a volte, freddo, ma è bello. Apri la finestra e hai un panorama pazzesco». È in Norvegia da ottobre, dopo una primavera-estate 2025 divisa tra Italia e Asia. Ad aprile tornerà in Italia e poi in Asia, “per un po’ di caldo”. E dopo? Non lo sa. E anche questo, per una generazione cresciuta con l’ansia di dover decidere tutto, è quasi una liberazione.
Alla fine Martina dice la cosa più profonda e più spaventosa insieme: «C’è un posto mio in base al momento. Anche Tromsø ha fatto il suo percorso. Quello che ho capito è che il mio posto è dove sono io, dove c’è Enya. È difficile accettare di non avere un posto fisso dove stare bene. A volte sembro sempre alla ricerca di un luogo, ma l’importante è che io sia con me stessa. E quando è così, non importa il dove».

Il libro (foto di Martina Massai)
E forse “L’aurora delle cose invisibili” è proprio questo: imparare a riconoscere la luce che non fa rumore. Quella che arriva quando non stai più cercando di diventare qualcun altro, ma provi finalmente a restare con te. Sotto un cielo del nord che sembra lontano, o sotto un cedro dall’altra parte del mondo, è solo un altro modo di chiamare la stessa cosa: la propria vita.
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