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A Niscemi un disastro annunciato? Le Iene stasera 8 febbraioindagano sulla frana della vergogna

Giovanni Ramiri

08 Febbraio 2026, 10:43

A Niscemi un disastro annunciato? Le Iene  stasera 8 febbraioindagano sulla frana della vergogna

La frana e il sindaco di Niscemi a Le Iene

Niscemi al centro della puntata di questa sera domenica 8 febbraio su Italia 1 de Le Iene. Il programma di Italia1 accende i riflettori su uno dei disastri più gravi degli ultimi anni in Sicilia: quattro chilometri di frana, circa 500 abitazioni evacuate e oltre 1.500 persone costrette a lasciare la propria casa. Un’intera comunità travolta all’improvviso, con famiglie che hanno perso tutto, tra abitazioni, certezze e, in alcuni casi, anche il lavoro.

Nel servizio firmato da Marco Occhipinti, in onda stasera in prima serata, l’inviato Filippo Roma prova a fare luce su quanto sta accadendo nel comune siciliano, andando oltre la cronaca dell’emergenza per entrare nel nodo più spinoso: quello delle responsabilità. Perché quando accadono disastri di questa portata, la domanda non riguarda solo il “come”, ma soprattutto il “perché”.

Secondo quanto emerge dal racconto, la frana sarebbe il risultato di un mix di fattori: piogge eccezionali, un territorio fragile e persino scarichi nel torrente. Ma a Niscemi la domanda rimbalza ovunque: se il rischio era noto, dov’era la prevenzione? È qui che esplode la polemica più dura, quella dello scaricabarile istituzionale, mentre chi ha perso casa e lavoro continua a chiedere risposte.

Nel mirino finisce anche il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia dal 2017 al 2022. Il ministro sostiene che il governo non sarebbe mai stato informato del rischio frana perché il Comune non avrebbe segnalato il problema. Una versione ribadita anche in televisione: «Il Comune di Niscemi non ha mai sollevato il problema frana».

Eppure, qualcosa non torna. All’Assemblea Regionale Siciliana emerge un documento del 2022 che riporterebbe proprio il nome di Musumeci e che indicherebbe una “pericolosità elevata e rischio molto elevato” per alcune aree del centro abitato di Niscemi, con tanto di cartine delle zone rosse. Un elemento che apre un interrogativo preciso: se il rischio era già formalizzato in un atto istituzionale, com’è possibile sostenere di non saperne nulla?

A respingere le accuse è il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, che sostiene di aver più volte segnalato la situazione. «Ad ogni anniversario della frana del 1997 ho mandato una lettera al Presidente della Repubblica, al Presidente della Regione, al Presidente del Consiglio». Intanto, mentre il rimpallo di responsabilità continua, la magistratura ha avviato un’inchiesta per disastro colposo.

Nel servizio, Filippo Roma incontra direttamente il primo cittadino. Alla domanda «Sindaco, ma quindi la responsabilità di questa frana è sua?», Conti risponde: «No, non credo di essere talmente responsabile». Quando l’inviato osserva che, ascoltando le parole del ministro Musumeci, sembrerebbe il contrario, il sindaco replica: «Il presidente Musumeci, oggi ministro, non ricorda, probabilmente ha avuto un vuoto di memoria, ma il presidente ha aiutato tantissimo questa città».

Il confronto si fa più diretto quando Roma incalza sul possibile scaricabarile: «Ma non è che Musumeci sta a fare lo scaricabarile con lei?». Conti prova a smorzare: «Ma questo è un meccanismo di queste ore. Io non voglio far parte, faccio il sindaco, lavoro quotidianamente». E aggiunge, rispetto alle dichiarazioni del ministro: «No guardi, perché non è così, quindi no, non mi dà fastidio. Verrà tutto chiarito».

Il sindaco ribadisce di aver scritto a tutte le massime istituzioni: «Io ogni anniversario della frana ho scritto una puntuale lettera, per sollecitare e ricordare che dal 97 tante cose non erano state fatte». Alla domanda se tra i destinatari ci fosse anche Musumeci, risponde: «A tutti», specificando: «A Conte, a Draghi, alla Meloni». E quando Roma insiste: «Compreso Musumeci?», Conti taglia corto: «Sì… vi accanite contro Musumeci a me non riguarda».

Il botta e risposta si chiude con una frase che riassume il clima di queste ore: «Io sono abituato a lavorare. Credo di avere la coscienza a posto, quindi… chiariremo tutto con il confronto».

La domanda finale resta sospesa e attraversa l’intero servizio: si riuscirà a individuare chi è responsabile della mancata prevenzione o anche questa volta non sarà colpa di nessuno? Una risposta che, per Niscemi, vale più di qualsiasi polemica politica.

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