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Morbo K, la malattia inventata che beffò i nazisti e salvò gli ebrei di Roma. La miniserie Rai da stasera 27 gennaio

Giovanni Ramiri

27 Gennaio 2026, 09:20

Morbo K, la malattia inventata che beffò i nazisti e salvò gli ebrei di Roma. La miniserie Rai da stasera 27 gennaio

Morbo K in tv

A volte bastava una parola, una diagnosi, una bugia pronunciata al momento giusto. È da questa intuizione che prende forma “Morbo K”, la miniserie evento in onda su Rai 1 in prima serata martedì 27 e mercoledì 28 gennaio, che riporta alla luce una delle storie più sorprendenti della Roma occupata.

Siamo nel settembre del 1943. I nazisti controllano la città e la comunità ebraica vive sotto una minaccia costante. Herbert Kappler, capo delle SS a Roma, convoca i rappresentanti del ghetto e avanza una richiesta che ha il sapore del ricatto: cinquanta chili d’oro per evitare la deportazione. Una promessa che molti sospettano falsa, ma a cui nessuno può permettersi di non credere.

Mentre la città si mobilita per raccogliere l’oro in poche ore, c’è chi capisce che il pericolo non finirà con quella consegna. È il professor Prati, direttore del Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina, a intuire che il tempo sta per scadere. Medico, non militare, sceglie di opporsi nel modo che conosce meglio: usando l’intelligenza.

Nasce così l’idea del Morbo K, una malattia mai esistita, descritta come altamente contagiosa e mortale. Un nome che incute timore, soprattutto ai soldati tedeschi. Prati allestisce un reparto isolato e vi trasferisce famiglie ebree, trasformando l’ospedale in una zona proibita per le SS. La paura del contagio diventa un’arma più potente delle armi stesse.

Per un breve, prezioso periodo, l’inganno funziona. I nazisti restano a distanza, l’Isola Tiberina diventa un rifugio sospeso, fragile ma vitale. Tra i ricoverati c’è Silvia Calò, giovane ebrea dal talento artistico e dallo sguardo pieno di futuro, nonostante tutto. Al suo fianco c’è Pietro Prestifilippo, assistente del professor Prati, diviso tra il dovere, un amore inatteso e una vita già decisa da altri.

La loro storia sentimentale si intreccia con quella collettiva, in un tempo in cui amare diventa un atto di resistenza tanto quanto nascondere, mentire, proteggere. Ma la tregua è destinata a finire.

Il 16 ottobre 1943 segna il punto di non ritorno. Nonostante l’oro sia stato consegnato, Kappler ordina il rastrellamento del ghetto. La parola data viene tradita. Oltre 1.200 persone vengono arrestate e caricate sui treni diretti ai campi di sterminio. Anche il rifugio dell’Isola Tiberina vacilla. Il Morbo K rischia di non bastare più.

Nelle ore che precedono la partenza dei convogli, il destino dei protagonisti si stringe in un conto alla rovescia drammatico. Fuggire, restare, resistere: ogni scelta ha un prezzo altissimo.

“Morbo K” racconta una Resistenza diversa, fatta di coraggio silenzioso, di medici che diventano scudi umani, di ospedali trasformati in trincee morali. È una storia vera che sembra incredibile, ma che ricorda come, anche nell’orrore assoluto, l’ingegno e l’umanità possano ancora salvare delle vite.

Vincenzo Ferrera interpreta il professor Prati, medico lucido e determinato, figura centrale di una resistenza silenziosa che passa attraverso corsie e diagnosi inventate. Al suo fianco Giacomo Giorgio è Pietro Prestifilippo, giovane assistente combattuto tra l’obbedienza, l’amore e la scelta di stare dalla parte giusta della Storia.

Vincenzo Ferrera

Dharma Mangia Woods veste i panni di Silvia Calò, ragazza ebrea dal grande talento artistico, simbolo di una generazione sospesa tra speranza e persecuzione. Attorno a loro si muove un coro di personaggi che restituisce tutta la tensione e l’umanità della Roma occupata, con interpreti capaci di rendere credibile e dolorosamente reale una vicenda che sembra scritta per il cinema, ma appartiene alla storia vera.

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