Tv
Sigfrido Ranucci
La scuola è al centro di ogni campagna elettorale, celebrata come pilastro del Paese e promessa per il futuro. Ma dietro le parole, dietro le riforme annunciate e mai concluse, esiste un esercito silenzioso che regge il sistema giorno dopo giorno: migliaia di insegnanti precari, costretti a vivere nell’incertezza permanente. È da qui che parte “Report”, in onda stasera domenica 25 gennaio alle 20.30 su Rai 3 e RaiPlay, con un’inchiesta che scava sotto la superficie della retorica.
Il primo servizio della serata, “Dietro la cattedra” di Danilo Procaccianti, racconta la condizione dei docenti “a termine”, definiti i forzati dell’istruzione. Insegnanti che cambiano scuola ogni anno, spesso ogni pochi mesi, senza stabilità economica né prospettive chiare, ma che continuano a garantire lezioni, esami e continuità didattica. Un sistema che si regge su di loro, salvo poi ignorarli quando si parla di diritti, tutele e futuro. L’inchiesta mostra cosa significa davvero vivere di supplenze, tra graduatorie infinite, algoritmi opachi e promesse politiche mai mantenute.
La puntata prosegue con “Il Trojan di Stato”, un lavoro di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale, che solleva un allarme inquietante sulla sicurezza informatica della Giustizia. Un software installato su circa 40 mila computer del Ministero avrebbe potenzialmente reso spiabili le postazioni dei magistrati. Segnalazioni partite dalla Procura di Torino e rimaste a lungo senza risposta, falle nei sistemi e documenti inediti aprono uno scenario che va oltre il caso tecnico e tocca la sicurezza nazionale. La domanda è semplice quanto esplosiva: i computer dei magistrati sono davvero protetti?
Con “Amazon Files”, firmato da Emanuele Bellano, Report entra poi nel cuore del colosso dell’e-commerce più utilizzato dagli italiani. Dietro la comodità di un click e delle consegne rapide, il programma racconta le condizioni di lavoro nei magazzini, i sistemi di controllo sui dipendenti e pratiche che sfiorano il dossieraggio. Un modello che massimizza il profitto, mentre resta aperto il tema dei controlli da parte delle autorità preposte alla tutela dei lavoratori e della privacy.
In chiusura, lo spazio “Lab Report” porta le telecamere a Prato, all’interno di un opificio cinese oggetto di un blitz dei Carabinieri della Tutela del Lavoro. Operai senza permesso di soggiorno, condizioni di sicurezza inesistenti e produzioni che finiscono sotto l’etichetta “Made in Italy”. Un’inchiesta che mette in discussione il significato stesso del marchio e il sistema che lo rende possibile.
Una puntata densa, che attraversa istruzione, giustizia, lavoro e diritti, ma che trova il suo centro in una verità scomoda: la scuola italiana continua a reggersi sul lavoro di chi vive nell’instabilità, mentre tutti fingono di non vedere cosa accade davvero dietro una cattedra.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy