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TELEVISIONE

Il disastro del Vajont: Aldo Cazzullo e la notte che cambiò l’Italia a Una giornata particolare

La puntata ripercorre la tragedia del 1963 tra memoria, boom economico e testimonianza

Giovanni Ramiri

14 Gennaio 2026, 07:51

Aldo Cazzullo, una giornata particolare sul Vajont

Aldo Cazzullu conduce una puntata con ospiti Mauro Corona e Gino Paoli

Nuovo appuntamento di “Una Giornata Particolare”. Mercoledì 14 gennaio, in prima serata su La7, Aldo Cazzullo conduce una puntata dedicata a una delle pagine più dolorose della storia italiana. A più di sessant’anni dalla notte del 9 ottobre 1963, la puntata unisce il ricordo delle vittime al ritratto di un Paese lanciato verso il futuro, mostrando come il sogno del progresso si trasformò in tragedia in pochi minuti.

Il viaggio di Cazzullo tra i luoghi della memoria

Nel corso della serata Aldo Cazzullo ricostruisce, minuto per minuto, il percorso che portò al disastro del Vajont, quando l’onda provocata dal crollo del Monte Toc travolse paesi e comunità intere. Il viaggio televisivo comincia da Roma, a bordo di una Fiat 500 simbolo dell’Italia del boom economico, e conduce fino alla diga del Vajont e ai luoghi della memoria: il campanile di Pirago, il Cimitero Monumentale delle vittime, le strade di Casso e il centro storico di Erto, segni indelebili di una ferita collettiva.

Claudia Benassi, Aldo Cazzullo e Raffaele di Placido

Gli “inviati nella storia” Claudia Benassi e Raffaele Di Placido raggiungono altri luoghi chiave sparsi nella penisola. Dalle pendici del Monte Toc e da Palazzo Balbi a Venezia (allora sede della SADE e oggi della Regione Veneto) fino alla Centrale idroelettrica di Cornate d’Adda e alla prima officina FIAT di Torino, oggi Centro Storico Fiat, passando per Napoli sulle tracce della visita di John Fitzgerald Kennedy, il racconto intreccia modernizzazione, ricerca di energia e speranze di un’epoca.

Andrea Salerno e Aldo Cazzullo

La puntata è arricchita dagli interventi di Mauro Corona, scrittore e alpinista che conosce a fondo le montagne e le comunità colpite dal disastro, e dal ricordo di Gino Paoli, che proprio nel 1963 incideva l’eterna “Sapore di sale”. Le loro voci, insieme a quelle di esperti e testimoni, aiutano a rileggere il Vajont come un passaggio cruciale della storia italiana: un monito sulle conseguenze delle scelte legate al progresso, ma anche un momento di riflessione su come il Paese abbia provato a rialzarsi dopo una tragedia che «ha cancellato vite e paesi interi» e continua ancora oggi a interrogare la coscienza collettiva.

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