Il caso
I carabinieri durante un controllo (foto d'archivio)
I Carabinieri della Compagnia di Orbetello e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Grosseto hanno notificato misure cautelari, corrispondenti a obbligo di firma e interdizione dell’attività imprenditoriale, nei confronti di tre persone, due stranieri e un italiano, indagati, insieme ad un quarto straniero non destinatario di misure, per la violazione dell’art. 603 bis del codice penale, ovvero del reato di “caporalato”.
Le misure, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Grosseto, arrivano all’esito di una articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Grosseto, avviata a seguito delle dichiarazioni rese nel 2025 da un giovane straniero, allora ancora minorenne, che aveva riferito di aver lavorato per diversi mesi, in condizioni di sfruttamento, alle dipendenze di una azienda agricola il cui titolare è l’italiano indagato, che utilizzava numerosa manodopera straniera per le lavorazioni connesse all’attività aziendale.
Le indagini hanno consentito di accertare plurimi elementi di responsabilità a carico dei quattro indagati, ovvero: il titolare della ditta si serviva degli stranieri co-indagati, di cui solo uno formalmente assunto ma del tutto svincolato dalle attività che gli altri dipendenti (solo alcuni e solo in parte in regola dal punto di vista contrattualistico) svolgevano presso l’azienda, i quali si occupavano di arruolare e “gestire” i loro connazionali. Gli stranieri, secondo le direttive e in base alle necessità del datore di lavoro, si occupavano degli altri dipendenti, a cui procuravano alloggio, vitto e trasporti, pur senza avere alcun rapporto di dipendenza nemmeno funzionale nell’ambito dell’azienda. Le paghe riconosciute agli operai sono risultate palesemente inferiori (di circa il 50%) rispetto al minimo previsto dai contratti nazionali. Le condizioni di lavoro hanno fatto emergere plurime violazioni della normativa inerente alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, e nello specifico: mancanza di visite mediche preassuntive, omessa fornitura di dispositivi di protezione individuale, irregolarità sugli orari giornalieri prestati, ferie e riposi.
Nel corso delle indagini i Carabinieri hanno inoltre verificato che i braccianti venivano alloggiati in un casolare, la cui destinazione non era di tipo abitativo e quindi non idoneo a ospitare persone, diroccato e privo nei minimi requisiti igienico-sanitari. All’interno della struttura erano state create delle “stanze” con sottili pareti in cartongesso che ospitavano fino a 26 persone, che vivevano pertanto in condizioni di promiscuità e privi di sufficienti servizi (cucina e bagno), pagando tra l’altro un corrispettivo di circa 150 euro, oltre a ulteriori spese per il vitto, il tutto trattenuto dal datore di lavoro dalla paga mensile. I tre indagati, prima dell’emissione delle misure, sono stati sottoposti ad interrogatorio preventivo davanti al GIP di Grosseto e due hanno ammesso pienamente i fatti accertati nel corso delle indagini. L’attività conferma la sensibilità delle istituzioni verso la tutela della legalità in uno dei settori strategici per l’economia della provincia, oggetto di svariate interlocuzioni e di un rilevante sforzo interistituzionale volto alla prevenzione e al contrasto del fenomeno. Gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino al definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.a
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